Amnesty: crimini contro l’umanità nelle carceri di El Salvador
Crimini contro l’umanità. Non è un’accusa leggera, e Amnesty International non l’ha lanciata a caso. In un rapporto pubblicato oggi, l’organizzazione per i diritti umani denuncia quello che definisce un sistema di violazioni sistematiche all’interno delle carceri di El Salvador, dove dal marzo 2022 — da quando il presidente Nayib Bukele ha dichiarato lo stato di eccezione — sarebbero morte almeno 470 persone in cella e oltre 90.000 sarebbero state arrestate in modo arbitrario.
Lo stato di eccezione che non finisce
Tutto è iniziato due anni fa, con una risposta drastica all’ondata di violenze delle gang. Bukele ha sospeso garanzie costituzionali fondamentali, autorizzando arresti senza mandato e detenzioni prolungate senza processo. Ma quello che doveva essere un provvedimento temporaneo è diventato la normalità. Lo stato di eccezione è stato prorogato oltre venti volte. E in quel vuoto legale, secondo Amnesty, si sono moltiplicati gli abusi.
Il rapporto descrive detenuti morti per mancanza di cure mediche, denutrizione, torture e condizioni igieniche disumane. Molti non avevano alcun legame accertato con le gang. Erano contadini, studenti, persone fermate per il solo fatto di abitare nei quartieri sbagliati.
I numeri che pesano
470 morti. 90.000 arresti. Sono cifre che fanno impressione, anche perché El Salvador ha una popolazione di poco più di sei milioni di abitanti. Significa che quasi l’1,5% dei cittadini è stato privato della libertà nell’arco di due anni.
Amnesty ha raccolto testimonianze dirette di familiari e sopravvissuti. Una fonte interna al sistema carcerario, citata nel rapporto in forma anonima, ha descritto celle progettate per 80 persone ma occupate da oltre 300 detenuti. Senz’acqua potabile regolare. Senza assistenza medica garantita.
La risposta del governo
Il governo di Bukele ha respinto le accuse con fermezza. Un portavoce dell’esecutivo ha dichiarato che «El Salvador ha il diritto di difendere i propri cittadini dalle organizzazioni criminali che per decenni hanno terrorizzato il paese», aggiungendo che le accuse di Amnesty «distorcono la realtà per proteggere i criminali».
Eppure i dati sul calo degli omicidi sono reali: El Salvador era uno dei paesi più violenti al mondo, e oggi i numeri sono crollati. Il problema, dicono i critici, è il prezzo pagato in termini di diritti.
Cosa succede adesso
Amnesty chiede l’apertura di un’indagine internazionale indipendente e la liberazione immediata di tutti i detenuti arbitrari. La Corte Penale Internazionale non ha ancora aperto un procedimento formale, ma diversi esperti ONU stanno monitorando la situazione da mesi.
La comunità internazionale dovrà decidere se il modello Bukele — efficace nella lotta alle gang, devastante per i diritti umani — è qualcosa da condannare o, peggio, da imitare.
