Corte suprema Usa boccia le restrizioni di Trump sul voto per posta

La Corte suprema degli Stati Uniti ha bocciato le restrizioni sul voto per posta volute dall’amministrazione Trump, definendole una violazione diretta dei principi costituzionali. La decisione, attesa da settimane, è arrivata con una maggioranza di sei voti contro tre e riapre il dibattito sulla legittimità delle misure elettorali adottate negli ultimi mesi.

Una sentenza che spacca il paese

I giudici hanno usato parole durissime. Nella motivazione, lunga 47 pagine, si legge chiaramente che le misure imposte dall’esecutivo rappresentavano un’«incostituzionale acquisizione di potere», una formulazione che raramente compare nei documenti ufficiali della Corte. But non è solo una questione di linguaggio. È una presa di posizione netta su dove finisce la competenza presidenziale e dove inizia quella degli stati.

Il voto per posta ha riguardato circa 33 milioni di americani nelle ultime elezioni federali. Limitarlo, secondo la maggioranza dei giudici, significa colpire in modo sproporzionato anziani, disabili e residenti nelle aree rurali, che spesso non hanno alternative pratiche per esercitare il proprio diritto di voto.

La reazione politica e le accuse all’esecutivo

«Questa sentenza conferma che nessun presidente può riscrivere le regole del gioco a proprio vantaggio», ha dichiarato un alto funzionario del Dipartimento di giustizia, commentando a caldo la decisione. E le parole sono risuonate forti nei corridoi del Congresso.

I sostenitori di Trump, invece, hanno parlato di «attivismo giudiziario» e hanno promesso una risposta legislativa. Still, convincere il Congresso a muoversi in questa direzione resta tutt’altro che scontato, considerati gli equilibri attuali tra i due rami del parlamento.

Non è la prima volta che la Corte suprema si trova a fare da argine a misure considerate eccessive da parte dell’esecutivo. Ma questa sentenza ha una portata simbolica particolare, perché tocca direttamente il cuore della democrazia americana: chi può votare, e come.

Cosa succede adesso

La decisione entra in vigore immediatamente. Gli stati che avevano già adeguato le proprie normative locali alle restrizioni federali dovranno tornare sui propri passi entro 30 giorni.

So adesso la palla passa agli stati. Alcuni, come California e New York, hanno già annunciato che espanderanno ulteriormente le possibilità di voto per posta. Altri, soprattutto nel Sud, potrebbero provare a resistere, aprendo nuovi fronti legali che potrebbero arrivare di nuovo fino alla Corte suprema.

Il 2026, anno di elezioni di midterm, è già all’orizzonte. E questa sentenza cambierà profondamente le regole del campo.

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