Centcom colpisce Iran: infrastrutture militari e depositi sotterranei
Il Comando centrale americano ha annunciato nella notte di aver colpito infrastrutture militari iraniane e depositi di armi sotterranei, concludendo quella che è stata definita la settima notte consecutiva di attacchi. Un’escalation senza precedenti che sta ridisegnando gli equilibri militari nella regione.
La portata degli attacchi
Secondo quanto comunicato dal Centcom, i raid hanno preso di mira siti sotterranei considerati strategici per le capacità belliche di Teheran. Non si tratta di obiettivi qualsiasi: i depositi colpiti erano parte integrante della rete logistica delle forze armate iraniane, costruiti proprio per resistere ad attacchi convenzionali. Almeno 14 siti distinti sarebbero stati coinvolti nelle operazioni delle ultime 24 ore, tra cui basi missilistiche e centri di stoccaggio nelle province centrali del paese.
E la scelta di puntare sulle infrastrutture sotterranee non è casuale. Distruggerle significa colpire la capacità di risposta iraniana nel medio termine, non solo nell’immediato.
Sette notti di fuoco
Sette notti consecutive. È un numero che parla da solo. Dal primo attacco, l’intensità delle operazioni non ha mai subito una reale pausa, con voli di ricognizione, bombardamenti a lunga distanza e l’utilizzo massiccio di munizioni a guida di precisione. Fonti militari americane parlano di oltre 200 sortite complessive nel corso dell’intera settimana.
Un ufficiale del Pentagono, che ha preferito mantenere l’anonimato, ha dichiarato: «Gli obiettivi selezionati erano quelli con il maggiore impatto operativo sulle capacità militari iraniane. Ogni notte abbiamo degradato ulteriormente la loro infrastruttura.»
Ma la domanda che tutti si pongono è semplice: fino a quando?
La reazione iraniana e il silenzio di Teheran
Dall’Iran arrivano segnali contraddittori. Le autorità di Teheran hanno ammesso danni «limitati» in alcune aree, ma non hanno fornito dettagli precisi sulle perdite subite. I canali ufficiali continuano a parlare di «resistenza» e «deterrenza», mentre le immagini satellitari raccontano una storia diversa: crateri profondi, strutture collassate, vie di accesso distrutte.
Still, il governo iraniano non ha ancora indicato una risposta militare diretta agli Stati Uniti. E questo silenzio, in un certo senso, è più rumoroso di qualsiasi dichiarazione.
Cosa succede adesso
Gli analisti sono divisi. C’è chi ritiene che la pressione militare possa aprire uno spiraglio diplomatico e chi, invece, avverte che ogni ulteriore attacco rischia di rendere impossibile qualsiasi negoziato futuro. Washington, per ora, non ha segnalato l’intenzione di fermarsi.
Le prossime 48 ore saranno decisive per capire se questa campagna ha raggiunto i suoi obiettivi strategici o se si trasformerà in qualcosa di più lungo e imprevedibile. Il Medio Oriente trattiene il fiato.
