Il Parlamento europeo si prepara a votare la nuova legge a tutela dei settori strategici dagli investimenti esteri rischiosi
I deputati del Parlamento europeo si preparano a votare un quadro giuridico rinnovato, concepito per proteggere i settori strategici dell’economia europea dagli investimenti esteri rischiosi. La normativa, che da oltre un anno percorre i canali dei negoziati interistituzionali, rappresenta uno degli aggiornamenti più significativi al dispositivo di sicurezza economica del blocco comunitario degli ultimi anni.
Il regolamento proposto riforma il meccanismo di controllo degli investimenti diretti esteri in vigore dal 2020. In base alle nuove norme, tutti e ventisette gli Stati membri sarebbero tenuti a dotarsi di un regime nazionale di screening, ponendo fine a quella frammentazione che, secondo i critici, ha consentito agli acquirenti di paesi terzi di scegliere le giurisdizioni con una vigilanza più permissiva.
I settori considerati strategici comprendono le materie prime critiche, i semiconduttori avanzati, l’intelligenza artificiale, la biotecnologia, le tecnologie a rilevanza difensiva, le infrastrutture critiche come porti e reti energetiche, nonché alcune infrastrutture dei mercati finanziari. Le operazioni che coinvolgono questi settori farebbero scattare un obbligo di notifica obbligatoria e un meccanismo di cooperazione con la Commissione europea.
I negoziatori del Parlamento e del Consiglio avrebbero raggiunto un compromesso che preserva la sovranità nazionale sulla decisione finale di screening, attribuendo nel contempo alla Commissione un ruolo consultivo più incisivo. Un nuovo meccanismo consentirebbe a Bruxelles di emettere pareri che gli Stati membri devono tenere nella massima considerazione, con obblighi di rendicontazione pubblica nei casi in cui tali pareri vengano disattesi.
La reazione del mondo imprenditoriale è stata contraddittoria. Le imprese tecnologiche europee accolgono in linea di massima con favore l’armonizzazione, ritenendola uno strumento per impedire la cessione forzata di know-how strategico a concorrenti extra-UE. Le associazioni di categoria che rappresentano gli investitori internazionali avvertono tuttavia che definizioni settoriali eccessivamente ampie rischiano di scoraggiare flussi di capitali legittimi e di compromettere l’attrattività dell’Europa come destinazione degli investimenti.
Il contesto geopolitico ha inasprito il dibattito. Con l’agenda sull’autonomia strategica della Commissione europea che guadagna terreno sul piano politico, e nel mezzo delle preoccupazioni per le acquisizioni nei settori sensibili da parte di soggetti sostenuti dallo Stato cinese, i legislatori di tutto l’arco politico hanno manifestato sostegno a un regime di screening più robusto. Il gruppo Verdi-AEL ha spinto per ulteriori garanzie sui criteri in materia di lavoro e ambiente, mentre il Partito Popolare Europeo ha sottolineato la necessità di preservare l’apertura agli investimenti provenienti dai paesi alleati.
Se adottato nella prossima sessione plenaria, il regolamento entrerebbe in vigore dopo l’approvazione formale del Consiglio e la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, con una finestra di recepimento entro cui gli Stati membri dovranno adeguare la propria legislazione nazionale. Il voto è osservato con grande attenzione come indicatore della volontà del Parlamento di adottare misure di sicurezza economica più assertive.
