PIL in linea con il G7 e spread a 79 punti: Giorgetti rivendica la stabilizzazione
L’Italia chiude il primo trimestre 2026 con due indicatori che il governo Meloni rivendica come segnali di stabilizzazione macroeconomica: un PIL trimestrale in linea con la media G7 e uno spread BTP-Bund che si è stabilizzato attorno a 79 punti base — il livello più basso degli ultimi 15 anni. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha presentato questi dati come la conferma che la traiettoria di risanamento dei conti pubblici sta dando frutti tangibili, anche se i nodi strutturali — produttività, demografia, costi energetici — restano sostanzialmente irrisolti.
La crescita italiana nel quadro G7
Il PIL italiano nel primo trimestre 2026 si è collocato vicino alla media G7, in un periodo in cui le principali economie avanzate hanno registrato performance differenti: Stati Uniti più dinamici (anche se sotto pressione per le tariffe di Trump), Germania in difficoltà strutturale (0,5% atteso per il 2026), Francia in stagnazione, Regno Unito moderatamente positivo. L’allineamento italiano alla media del gruppo, che storicamente era un obiettivo aspirazionale, costituisce un risultato che la Banca d’Italia ha citato nel proprio ultimo bollettino economico come “convergenza graduale ma significativa”.
Lo spread come termometro della fiducia
Lo spread BTP-Bund a 79 punti base è il dato che il governo ha valorizzato di più nella comunicazione politica. Il differenziale, che misura la fiducia dei mercati nella sostenibilità del debito italiano relativamente a quello tedesco, era arrivato a 250 punti durante la crisi del 2022 e si è progressivamente contratto da allora. Il livello attuale — sotto i 100 punti — è considerato dagli analisti finanziari come “fisiologico” per un’economia della dimensione italiana, e segnala che il rischio Italia non è più visto come anomalia europea.
Cosa spiega la riduzione dello spread
Tre fattori concorrenti spiegano la stabilizzazione dello spread. Primo, il quadro fiscale: il governo ha mantenuto una traiettoria di rientro del deficit verso il 3% del PIL, anche se più lenta di quanto richiesto dalle nuove regole europee, e ha rispettato gli obiettivi intermedi concordati con la Commissione. Secondo, la BCE e il suo Transmission Protection Instrument (TPI), che ha agito da àncora implicita per i premi al rischio sui paesi periferici. Terzo, il contesto geopolitico: gli investitori internazionali hanno apprezzato la stabilità politica italiana (Meloni è alla presidenza del Consiglio dall’ottobre 2022, un record di longevità per la storia recente), e questo si è riflesso in una compressione del premio al rischio politico.
La narrazione del governo
Giorgetti ha articolato la narrazione governativa in un discorso recente alla Camera. La traiettoria, secondo il ministro, dimostra che “i conti pubblici italiani sono in mani sicure” e che “il mercato premia la coerenza fiscale”. Il ministro ha sottolineato anche il successo dell’emissione di BTP retail, che hanno raccolto risorse significative dalle famiglie italiane, contribuendo alla diversificazione della base degli investitori e riducendo la dipendenza dai grandi investitori istituzionali esteri.
Le critiche dell’opposizione
L’opposizione ha contestato la narrazione governativa su due piani. Sul piano della performance economica, ha sottolineato che la “linea con il G7” beneficia di una bassa base di confronto, dato che diverse economie del gruppo (in particolare Germania) stanno attraversando una fase di debolezza strutturale. Sul piano dei conti pubblici, ha evidenziato che la riduzione dello spread riflette in larga parte il TPI della BCE e l’orientamento macro-finanziario globale, più che meriti specifici della politica italiana.
I nodi strutturali irrisolti
Al di là dei dati congiunturali, la Banca d’Italia nel suo ultimo bollettino ha richiamato i nodi strutturali irrisolti dell’economia italiana. La produttività: l’Italia ha registrato negli ultimi 20 anni una crescita della produttività significativamente inferiore a quella delle altre principali economie europee, fattore che limita strutturalmente il potenziale di crescita. La demografia: la popolazione in età lavorativa diminuisce, e gli effetti sul mercato del lavoro e sui sistemi previdenziali si stanno facendo sentire. I costi energetici: come per la Germania, gli alti costi energetici (aggravati dalla guerra in Medio Oriente) pesano sulla competitività industriale.
L’impatto del PNRR
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) resta una variabile rilevante per la traiettoria economica. L’Italia ha utilizzato circa il 76% delle risorse europee disponibili, con un’accelerazione nei tempi di attuazione dei progetti, ma con margini di miglioramento sulla qualità della spesa e sulla finalizzazione delle riforme strutturali. Il PNRR ha contribuito a sostenere gli investimenti pubblici, che hanno toccato i livelli più alti degli ultimi due decenni, e questo ha sostenuto la crescita anche in un contesto internazionale incerto.
Il debito pubblico in prospettiva
Il debito pubblico italiano si attesta intorno al 137% del PIL, in graduale riduzione rispetto ai picchi del 2020-2022 (oltre il 150%). La traiettoria è positiva ma lenta, e qualunque shock esterno significativo — un’escalation del conflitto in Medio Oriente, una nuova crisi finanziaria, un rallentamento brusco dell’economia europea — potrebbe rapidamente invertirla. Per questo, il governo ha mantenuto una linea di prudenza fiscale che ha limitato la flessibilità di bilancio per misure di sostegno alle famiglie.
Cosa significa il dato per le scelte 2026-2027
I dati positivi del primo trimestre rafforzano il margine di manovra di Giorgetti nella preparazione della legge di bilancio 2027 (in autunno) e nella negoziazione con la Commissione Europea della traiettoria post-PNRR. Tuttavia, la sostenibilità della performance dipende da fattori non interamente controllabili dalla politica italiana — la BCE, il quadro globale, l’andamento dei mercati energetici. Per Meloni, in vista delle elezioni politiche del 2027, la combinazione tra stabilità macro-finanziaria e tensioni sociali (potere d’acquisto, sanità, trasporti) sarà la sfida politica decisiva.
