Prezzo del gas in calo a 72,56 euro al megawattora ad Amsterdam

Il prezzo del gas naturale torna a scendere. Ad Amsterdam, il mercato di riferimento per l’Europa, le quotazioni hanno segnato un ribasso del 3,4%, portandosi a 72,56 euro al megawattora. Un movimento che ha attirato l’attenzione degli operatori del settore energetico e che arriva in un momento in cui i mercati continuano a monitorare con attenzione sia le scorte nei depositi europei sia le dinamiche della domanda globale.

La discesa dei prezzi e i fattori dietro al ribasso

Il calo odierno non è isolato. Nelle ultime settimane le quotazioni del gas hanno mostrato una certa volatilità, oscillando tra pressioni al rialzo legate alle forniture e spinte al ribasso dovute a temperature miti in gran parte d’Europa. Oggi ha prevalso la seconda forza. Le previsioni meteorologiche per i prossimi giorni indicano condizioni relativamente clementi su buona parte del continente, riducendo la pressione sulla domanda di riscaldamento domestico e industriale.

A pesare sui prezzi anche i livelli degli stoccaggi, che restano al di sopra delle medie stagionali in diversi paesi europei. Secondo i dati diffusi dall’operatore del settore, i depositi europei si trovano a un tasso di riempimento superiore al 60%, una soglia che tende a contenere la spinta speculativa al rialzo. E questo, combinato con un’offerta di gas naturale liquefatto che continua ad affluire regolarmente dagli Stati Uniti e dal Qatar, contribuisce a mantenere un certo equilibrio sul mercato.

“La situazione degli stoccaggi resta confortante rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti”, ha dichiarato un portavoce di un’associazione europea degli operatori energetici. “Ma non bisogna abbassare la guardia: i mercati energetici possono cambiare rapidamente.”

Cosa significa per famiglie e imprese

Un prezzo a 72,56 euro al megawattora è ben lontano dai picchi storici toccati nell’estate del 2022, quando le quotazioni superarono i 340 euro. Ma è ancora un livello tutt’altro che basso per chi ricorda i prezzi pre-crisi, quando il gas si scambiava intorno ai 20-25 euro al megawattora.

Per le famiglie italiane l’impatto diretto sui contratti a prezzo variabile potrebbe farsi sentire nei prossimi mesi, anche se con i consueti ritardi legati ai meccanismi di indicizzazione. Le imprese energivore, invece, guardano con attenzione a ogni movimento, consapevoli che una flessione sostenuta potrebbe alleggerire i costi di produzione.

Il ribasso di oggi è un segnale positivo, ma da solo non basta a disegnare una tendenza.

Nei prossimi giorni gli analisti guarderanno soprattutto ai dati sul meteo in Europa settentrionale e agli aggiornamenti sulle forniture provenienti dalla Norvegia, che resta uno dei principali fornitori del continente. Se le temperature dovessero scendere bruscamente, i prezzi potrebbero risalire con altrettanta rapidità.

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