Spese militari: il governo italiano chiede di rivedere l’impegno NATO del 5%
Il governo Meloni chiede formalmente di rivedere l’impegno di aumentare le spese per la Difesa al 5% del PIL entro il 2035, firmato al vertice NATO dell’Aja a giugno 2025. La richiesta è scritta nero su bianco in una mozione di maggioranza approvata dall’aula del Senato questa settimana, secondo quanto rivelato martedì da Il Fatto Quotidiano. La motivazione invocata: la “situazione economica” italiana e le “priorità nazionali” connesse alla guerra in Medio Oriente.
L’impegno dell’Aja e la sua revisione
Al vertice NATO dell’Aja del giugno 2025, gli Alleati avevano sottoscritto un impegno a portare la spesa per la Difesa al 5% del PIL entro il 2035 — un raddoppio rispetto all’obiettivo del 2% sottoscritto al vertice del Galles del 2014. Il 5% si divideva in due componenti: 3,5% per la difesa “core” (uomini, mezzi, equipaggiamenti, operazioni) e 1,5% per la difesa “estesa” (cybersecurity, infrastrutture critiche, mobilità militare, industria).
Per l’Italia, raggiungere il 3,5% significherebbe portare la spesa annua da circa 32 miliardi attuali a oltre 70 miliardi entro un decennio. Il salto del 1,5% sulla difesa estesa, secondo i calcoli del Ministero dell’Economia, richiederebbe altri 30 miliardi annui. Cifre che, nella valutazione del governo, non sono compatibili con i vincoli di bilancio e con il quadro di consolidamento fiscale post-PNRR.
Il dietrofront e i suoi tempi
Il passo indietro italiano arriva in un momento in cui l’amministrazione Trump ha alzato la pressione sui partner europei. Il Presidente americano ha più volte criticato pubblicamente i Paesi della NATO che non rispettano gli impegni di spesa, e ha lasciato intendere che l’ombrello di sicurezza statunitense non è più automatico. Una posizione che ha trovato in Italia un terreno già minato: l’opinione pubblica è strutturalmente fredda sull’aumento delle spese militari, e la maggioranza di governo include forze come la Lega tradizionalmente caute sull’allineamento atlantico più rigido.
La mozione, nelle parti rese note, chiede al governo di “valutare la sostenibilità dell’impegno” alla luce della congiuntura macroeconomica e della parallela necessità di sostenere le filiere produttive italiane colpite dal rincaro energetico. Le forze di maggioranza che hanno spinto per la formulazione più morbida — Lega in primis, ma anche settori di Forza Italia — la rivendicano come una vittoria politica.
Le reazioni dei partner
La reazione di Washington non si è fatta attendere. Funzionari del Pentagono e del Dipartimento di Stato, sentiti dalle agenzie di stampa internazionali, hanno espresso “preoccupazione” per il segnale italiano, considerato potenzialmente capace di aprire una falla nel fronte NATO. La Germania, sotto la guida del cancelliere Friedrich Merz, ha già pubblicato un budget 2026 da 377 miliardi di euro per la difesa proprio per dimostrare credibilità sull’impegno dell’Aja. La Polonia di Nawrocki ha stanziato 50 miliardi. Anche la Francia di Macron ha annunciato un raddoppio della spesa.
L’isolamento italiano sul fronte degli impegni di Difesa rischia di tradursi in costi politici concreti: dall’esclusione da progetti EDIRPA e SAFE alla riduzione del peso italiano nelle decisioni operative NATO. Il governo, da parte sua, scommette sulla solidità del proprio rapporto industriale con gli Stati Uniti — Leonardo, Fincantieri, Avio — per ammortizzare le frizioni politiche.
La dimensione di bilancio
Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, già protagonista del braccio di ferro su Euronext e su altri dossier industriali, è considerato il regista del passaggio. Lo spread BTP-Bund resta intorno a 79-85 punti base, livelli moderati che lasciano margine di manovra al Tesoro, ma l’aumento strutturale della spesa per la Difesa richiesta dall’impegno dell’Aja eroderebbe l’avanzo primario che fa dell’Italia, secondo lo stesso Giorgetti, l’unica nazione G7 con un avanzo primario di bilancio nel 2024.
Fonti: Il Fatto Quotidiano (19 maggio 2026); Ministero della Difesa; comunicati di maggioranza Senato della Repubblica; dichiarazioni vertice NATO Aja giugno 2025.
