Meloni a von der Leyen sull’energia: Bruxelles prudente sulla deroga

La lettera di Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen per chiedere all’Unione europea di estendere all’energia la deroga al Patto di Stabilità già prevista per gli investimenti militari rappresenta uno dei passaggi più significativi del dialogo Roma-Bruxelles della primavera 2026. La presidente del Consiglio chiede maggiore flessibilità di spesa per fronteggiare l’impatto della crisi energetica innescata dalla guerra in Iran e dalle disruzioni dello Stretto di Hormuz. La risposta della Commissione, arrivata attraverso i suoi portavoce all’indomani della lettera, segnala una postura di cautela strutturata.

La posizione della Commissione

La Commissione europea, ha fatto sapere il portavoce a Bruxelles, non commenta in maniera specifica la lettera, ma sottolinea con chiarezza che in questa fase l’attenzione è rivolta allo sfruttamento pieno dei finanziamenti Ue già disponibili e che sono davvero ingenti. È la stessa linea che Ursula von der Leyen ha tracciato in chiusura dell’ultimo Consiglio europeo svoltosi a Cipro a fine aprile: le risorse aggiuntive per il caro energia vanno cercate prima nei fondi già stanziati e non ancora utilizzati.

Il messaggio politico è chiaro: niente nuova clausola di salvaguardia senza una recessione conclamata. Bruxelles non vuole moltiplicare le eccezioni al Patto di Stabilità appena entrato nella sua nuova architettura, e teme un effetto domino se a Roma viene concesso ciò che altri Stati membri potrebbero rivendicare per ragioni analoghe.

L’argomento italiano

La posizione del governo italiano si articola su due piani. Sul piano economico, l’argomento è che la crisi energetica colpisce le imprese e le famiglie europee in misura paragonabile a quella di un’emergenza esterna, e che il quadro fiscale dovrebbe riconoscerlo. Sul piano politico, la lettera mira anche a costruire una posizione negoziale per i prossimi mesi: il dossier energetico tornerà al Consiglio europeo dell’estate, e l’Italia vuole arrivarci con la richiesta già sul tavolo.

Dal Parlamento europeo, il capodelegazione di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, presidente dei conservatori dell’ECR, invita la Ue a uscire dalla logica ragionieristica e a predisporre urgentemente tutti gli strumenti utili per consentire a sé stessa e agli Stati membri di fronteggiare questa crisi. Da Roma, il responsabile organizzazione di FdI Giovanni Donzelli rincara: l’Europa non deve rischiare di arrivare tardi.

Il G7 Finanze a Parigi come piattaforma

Mentre il braccio di ferro fra Roma e Bruxelles si articola attraverso comunicati e dichiarazioni, il G7 Finanze a Parigi del 18-19 maggio ha offerto al ministro Giancarlo Giorgetti una piattaforma per fare propaganda della posizione italiana ai partner internazionali. Fonti del ministero dell’Economia, citate dai principali quotidiani, fanno filtrare che sulla richiesta italiana di allargare la clausola di salvaguardia si continua a trattare.

Il tema energetico ha dominato il G7 Finanze: rinnovati sanzionamenti del petrolio russo, gestione delle conseguenze della crisi di Hormuz, contenimento dell’impatto economico delle disruzioni sui prezzi globali. La voce italiana nel G7 è apparsa coerente con la lettera a von der Leyen: nessuna soluzione di lungo periodo è possibile senza riconoscere la natura strategica del nodo energetico.

Il quadro dei numeri

Il contesto fiscale italiano resta delicato. Lo spread sui Bund tedeschi si è mantenuto sotto i 100 punti per gran parte del 2026, e l’Italia è l’unico Paese del G7 con un avanzo primario nel 2024. Il PNRR, come ricordato dalla presidente del Consiglio nel premier time al Senato del 13 maggio, registra 153 miliardi incassati al 31 marzo 2026 e 117 miliardi di spesa certificata – pari al 76% del totale. La nona rata sarà liquidata nelle prossime settimane.

Questi numeri rafforzano l’argomento italiano nel confronto con Bruxelles: il governo dimostra di gestire la finanza pubblica con disciplina, e chiede in cambio flessibilità su un fronte – quello energetico – dove la natura esogena dello shock dovrebbe, secondo Roma, giustificare un trattamento contabile diverso.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Il dossier si gioca su due binari paralleli. Sul fronte istituzionale, il dialogo Italia-Commissione proseguirà in via tecnica con la Direzione Generale ECFIN e con il Commissario all’Economia. Sul fronte politico, l’argomento sarà declinato dai capigruppo dei partiti italiani al Parlamento europeo e dal governo nelle riunioni del Consiglio europeo.

L’esito, prevedibilmente, non sarà né un sì né un no netto. Sarà un compromesso che permetterà al governo italiano di rivendicare un risultato e alla Commissione di mantenere la cornice generale del Patto di Stabilità. La domanda è dove cadrà la linea del compromesso. La trattativa è entrata nel vivo: i prossimi sessanta giorni saranno decisivi.

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