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No Tav, scontri in Valsusa: 110 feriti nell’assalto al cantiere

È stata una giornata di guerriglia urbana in piena montagna. Centinaia di attivisti No Tav hanno preso d’assalto il cantiere della linea ferroviaria Torino-Lione in Valsusa, scatenando scontri durissimi con le forze dell’ordine che hanno lasciato sul campo 110 feriti. Un numero che dice tutto sulla violenza di quanto accaduto.

L’assalto al cantiere: sassi, fumogeni e idranti

I manifestanti si sono radunati nelle prime ore del mattino, arrivando da diverse parti d’Italia. Erano in migliaia. Poi, in modo coordinato, hanno tentato di sfondare le recinzioni del cantiere di Chiomonte usando spranghe, sassi e fumogeni. Le forze dell’ordine hanno risposto con idranti e lacrimogeni, cercando di tenere a bada una folla che non aveva intenzione di arretrare. Gli scontri sono andati avanti per ore, con cariche e contrcariche che hanno trasformato i boschi della Valsusa in uno scenario da guerriglia. Tra i feriti ci sono decine di agenti di polizia e carabinieri, molti dei quali colpiti da proiettili di fionda e oggetti contundenti.

Mattarella: “Grazie alle forze dell’ordine”

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha esitato a prendere posizione. Ha espresso «piena solidarietà e sentito ringraziamento» agli agenti intervenuti, sottolineando che «la violenza non può essere uno strumento di dialogo democratico». Parole nette, che segnano una distanza chiara tra le istituzioni e chi ha scelto la strada dello scontro fisico. E che arrivano in un momento in cui il dibattito attorno alla TAV è tutt’altro che sopito.

Dal fronte opposto, i portavoce del movimento No Tav hanno parlato di «repressione brutale» e annunciato che non si fermeranno.

Il nodo TAV: un conflitto che dura da trent’anni

La storia del movimento No Tav è lunga quasi quanto quella del progetto stesso. Si parla di oltre trent’anni di battaglie, ricorsi, manifestazioni, occupazioni. Il cantiere di Chiomonte è diventato nel tempo il simbolo di questo scontro: presidiato h24, circondato da recinzioni e sorvegliato come una fortezza. Yet il movimento riesce ancora a mobilitare migliaia di persone, un fatto che la politica non può semplicemente ignorare. I costi dell’opera, stimati in miliardi di euro, e l’impatto ambientale continuano a dividere esperti, amministratori locali e opinione pubblica.

Cosa succede adesso

La Procura di Torino ha già aperto un fascicolo per valutare le responsabilità penali legate agli scontri. Si parla di possibili denunce per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento. I lavori al cantiere, almeno per ora, non si fermano. Ma l’immagine di centinaia di agenti in tenuta antisommossa nei boschi della Valsusa tornerà sicuramente al centro del dibattito politico nelle prossime settimane. La tensione in valle è altissima. E non è detto che sia finita qui.

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