Inchiesta curve San Siro, Ferdico: “La ‘ndrangheta ci controllava”
È una confessione che scuote il mondo del calcio italiano. Andrea Ferdico, ex capo degli ultrà dell’Inter, ha deciso di collaborare con la giustizia e ha rilasciato dichiarazioni esplosive ai magistrati di Milano: la ‘ndrangheta non era solo presente nelle curve di San Siro, era la forza che muoveva tutto dall’ombra.
Le dichiarazioni di Ferdico e il patto con i pm
Ferdico, arrestato nell’ambito dell’inchiesta che lo scorso settembre 2024 aveva portato a 19 misure cautelari tra esponenti delle curve di Inter e Milan, ha scelto la strada della collaborazione. Un cambio di rotta netto, inaspettato per chi lo conosceva come uno degli uomini più duri del tifo organizzato nerazzurro. Nelle sue dichiarazioni, l’ex leader della Curva Nord avrebbe descritto una struttura verticistica in cui le cosche calabresi detenevano il controllo reale, lasciando ai capi ultrà solo la facciata visibile.
And it’s proprio questo elemento a rendere le sue parole potenzialmente devastanti per il prosieguo dell’inchiesta.
Il sistema degli affari illeciti allo stadio
Secondo quanto emerso finora dalle indagini della Procura di Milano, coordinate dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci, il business che ruotava intorno alle due curve non si limitava alla bagarinaggio dei biglietti. C’erano il controllo dei parcheggi, la vendita di merchandising abusivo, i rapporti con i club per l’assegnazione dei tagliandi. Un giro d’affari stimato in milioni di euro ogni stagione.
Ferdico avrebbe indicato ai pm i nomi e i ruoli specifici di alcuni affiliati alla ‘ndrangheta che operavano come referenti all’interno del gruppo ultrà. Non semplici fiancheggiatori: persone che dettavano le regole del gioco.
Le reazioni e il silenzio dei club
Né l’Inter né il Milan hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali dopo le ultime rivelazioni. I legali degli altri indagati, invece, hanno già annunciato che valuteranno l’attendibilità delle dichiarazioni del collaborante. «Aspettiamo di leggere le carte», ha detto un avvocato difensore vicino ad alcuni degli imputati. «Un collaboratore di giustizia ha tutto l’interesse a costruire una narrazione che lo avvantaggi.»
Ma gli inquirenti sembrano convinti della solidità del quadro accusatorio.
Cosa succede adesso
L’inchiesta è tutt’altro che chiusa. I magistrati milanesi stanno lavorando per riscontrare ogni singola dichiarazione di Ferdico con intercettazioni, tabulati telefonici e testimonianze incrociate. Sono almeno 50 le persone ancora sotto la lente degli investigatori, tra Milano e alcune province calabresi.
Il processo che ne deriverà potrebbe rappresentare un punto di non ritorno per il tifo organizzato in Italia. Still, qualcuno ricorda che non è la prima volta che la criminalità organizzata viene associata alle curve dei grandi club. La differenza, questa volta, è che a parlare è uno di quelli che c’era dentro fino al collo.
