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Starmer in crisi: come la fine dei laburisti cambierebbe i rapporti Italia-UK

Il Primo Ministro britannico Sir Keir Starmer entra nel weekend in piena emergenza politica. Oltre 90 deputati laburisti hanno chiesto pubblicamente le sue dimissioni dopo la disfatta del partito alle elezioni amministrative inglesi del 7 maggio, vinte in modo plebiscitario da Reform UK di Nigel Farage. Per l’Italia, e più in generale per i rapporti tra Roma e Londra dopo Brexit, lo scenario è di forte preoccupazione.

Le dimensioni della sconfitta

I numeri sono impietosi. Labour ha perso circa 1.500 seggi nei consigli locali; Reform UK ne ha guadagnati 1.454, conquistando il controllo dell’Essex County Council, di Havering — sua prima autorità locale a Londra — e della città settentrionale di Sunderland. I Conservatori hanno ceduto più di 500 seggi, i Liberal Democrats ne hanno guadagnati 150, i Verdi oltre 300. Il sistema bipartitico che ha caratterizzato la politica britannica per un secolo appare strutturalmente in crisi.

L’intervento di Rayner

L’intervento più pesante è arrivato da Angela Rayner, ex vicepremier di Starmer. “Quello che stiamo facendo non funziona, e bisogna cambiare. Questa potrebbe essere l’ultima opportunità per il Labour Party”, ha scritto sui social. La frase è stata letta a Westminster come un posizionamento in vista di una possibile sfida alla leadership. Altri potenziali sfidanti includono il Ministro della Salute Wes Streeting — il cui profilo è stato danneggiato dall’affaire dell’ambasciatore licenziato Peter Mandelson — e il sindaco di Manchester Andy Burnham, che dovrebbe però prima entrare in Parlamento.

La controffensiva di Starmer

Il premier ha rifiutato le richieste di dimissioni nel suo discorso a Downing Street dell’11 maggio. “Per affrontare le sfide del nostro Paese, il cambiamento incrementale non basta”, ha dichiarato, ammettendo che “alcune persone sono frustrate con me” e che ha “dei dubbiosi”. Ha rilanciato il proprio governo come “progetto decennale di rinnovamento” — argomento di lunga durata che dipende, paradossalmente, dal fatto che gli venga concesso un orizzonte temporale lungo.

La lettura italiana

Per Roma, lo scenario di una caduta del governo laburista pone interrogativi rilevanti. Da un lato, l’asse italo-britannico è stato uno dei pilastri della diplomazia mediterranea italiana: il vertice di Parigi sulla missione Hormuz del 17 aprile ha visto Meloni siedere a fianco di Starmer e del cancelliere tedesco Merz nella foto ufficiale all’Eliseo. Le missioni navali Aspides e Atalanta, che vedono entrambi i Paesi protagonisti, dipendono da una continuità politica oggi a rischio.

Reform UK e l’incognita Farage

Lo scenario peggiore, dal punto di vista italiano, è una caduta laburista che apra la strada a un governo Reform UK guidato da Nigel Farage. La posizione di Farage sull’Ucraina è ambigua, le sue posizioni sull’immigrazione mediterranea pongono interrogativi diretti sulle relazioni Roma-Londra in materia di rotte migratorie e cooperazione navale. Per la diplomazia italiana, abituata a dialogare con i Conservatori dell’era post-Brexit e poi con il Labour di Starmer, un’eventuale fase Farage richiederebbe una completa ricalibratura.

I mercati danno il verdetto

I mercati finanziari hanno già prezzato il rischio politico. Il rendimento del Gilt britannico decennale ha superato il 5%. Il FTSE 100 ha chiuso venerdì in calo del 2,00% a 10.165 punti. La sterlina è scivolata ai minimi mensili sul dollaro. La Cancelliera Rachel Reeves, difendendo la linea del governo, ha ricordato che i dati del PIL britannico del primo trimestre — +0,6%, in linea con le attese — mostrano che “l’esecutivo ha il piano economico giusto”. Il suo futuro, tuttavia, è generalmente considerato legato a quello del premier.

Otto settimane decisive

Tutto si gioca ora sulla capacità di un eventuale sfidante di raccogliere le 81 nomination necessarie per attivare formalmente una sfida alla leadership prima della pausa estiva del Parlamento. Per il momento, nessuno si è esposto pubblicamente. Per Roma e per Bruxelles, che preparano i prossimi cicli negoziali sui servizi finanziari e sulla mobilità giovanile, la risposta a questa domanda nelle prossime otto settimane definirà il clima politico transmanica per anni.

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