Witkoff vola in Svizzera per i colloqui con l’Iran sul nucleare
Steve Witkoff, l’inviato speciale della Casa Bianca per il Medio Oriente, è in viaggio verso la Svizzera per partecipare a un nuovo round di negoziati con l’Iran. I colloqui, che si svolgeranno nelle prossime ore in territorio elvetico, rappresentano uno dei momenti più delicati della diplomazia americana degli ultimi mesi sul dossier nucleare di Teheran.
Chi c’è già in Svizzera
Jared Kushner, genero di Donald Trump e figura sempre più centrale nella strategia geopolitica dell’amministrazione, è già arrivato in Svizzera. La sua presenza anticipata rispetto a Witkoff non è casuale: nei giorni scorsi Kushner ha condotto incontri preparatori riservati, cercando di costruire un terreno comune prima che i negoziati entrino nel vivo. Ma la sua presenza ufficiale al tavolo rimane da chiarire. Non è un diplomatico con incarico formale, eppure il suo peso politico è difficile da ignorare.
Vance: presenza ancora incerta
Più nebulosa la situazione del vicepresidente JD Vance. Nelle ultime ore si è discusso di una sua possibile partecipazione ai colloqui, ma fonti vicine alla delegazione americana non hanno confermato nulla. Un funzionario americano ha dichiarato in forma anonima che «le decisioni sulla composizione della delegazione vengono prese ora per ora, in base all’evoluzione dei negoziati». Vance è considerato una voce più scettica verso l’Iran rispetto ad altri membri dell’amministrazione, e la sua presenza o assenza potrebbe dire molto sul tono che Washington intende dare a questi incontri.
Cosa si negozia
Al centro dei colloqui c’è il programma nucleare iraniano, con particolare attenzione ai livelli di arricchimento dell’uranio e alle possibilità di ispezioni internazionali. L’Iran ha arricchito uranio fino al 60% di purezza — soglia che gli esperti definiscono pericolosamente vicina al livello necessario per produrre un’arma atomica, fissato intorno al 90%. Gli Stati Uniti chiedono un arretramento netto. Teheran, dal canto suo, vuole garanzie sulle sanzioni economiche, che negli ultimi anni hanno devastato la sua economia.
La Svizzera è stata scelta non a caso. Berna rappresenta da decenni gli interessi americani in Iran, in assenza di relazioni diplomatiche dirette tra i due Paesi. Una scelta discreta, quasi simbolica.
Cosa succede ora
I prossimi 48 ore saranno decisive per capire se questa tornata di colloqui produrrà qualcosa di concreto o si rivelerà l’ennesimo round esplorativo senza esiti. Le attese sono moderate: nessuno si aspetta un accordo firmato, ma tutti sperano in un segnale positivo che apra la strada a trattative più strutturate. Witkoff ha già incontrato la delegazione iraniana in passato, in Oman, e quella prima esperienza aveva lasciato aperta una porta. Adesso si tratta di capire quanto quella porta sia ancora spalancata.
