Cardinale Camillo Ruini è morto: addio al teologo che sfidò il comunismo
Il cardinale Camillo Ruini è morto. Aveva 93 anni e per quasi due decenni è stato la voce più potente del cattolicesimo italiano, capace di orientare dibattiti politici, influenzare elezioni e tenere testa a papi, premier e partiti. Una figura che non lasciava indifferenti, mai.
Chi era Camillo Ruini
Nato a Sassuolo il 19 febbraio 1931, Ruini fu ordinato sacerdote nel 1954 e scalò rapidamente le gerarchie ecclesiastiche. Giovanni Paolo II lo nominò presidente della Conferenza Episcopale Italiana nel 1991, carica che mantenne fino al 2007 — sedici anni in cui la Cei divenne un attore politico a tutti gli effetti. Non un comprimario. Il protagonista.
Teologo di formazione, ma anche uomo di potere per vocazione. Ruini capì prima di molti altri che la Chiesa doveva parlare la lingua della comunicazione moderna. E lo fece, spesso con toni che i suoi critici definivano troppo secchi, troppo politici, troppo lontani dalla pastorale.
Il fronte anticomunista e il rapporto con Berlusconi
Il suo anticomunismo non era retorica. Era convinzione profonda, radicata negli anni della guerra fredda e mai abbandonata. Quando il Pci si trasformò in Pds e poi in Ds, Ruini continuò a guardare la sinistra italiana con sospetto. E lo disse, apertamente, in più di un’occasione.
Ma fu negli anni del berlusconismo che la sua influenza raggiunse l’apice. Non che appoggiasse esplicitamente Forza Italia — sarebbe stato troppo. Eppure la convergenza su temi come famiglia, aborto, bioetica e scuola privata era evidente. Troppo evidente per essere casuale.
«Ruini ha ridefinito il ruolo pubblico della Chiesa in Italia», ha dichiarato un alto prelato vaticano che ha preferito mantenere l’anonimato. «Che lo si ami o lo si critichi, nessuno può ignorare ciò che ha costruito.»
Le battaglie sui valori non negoziabili
Fecondazione assistita, eutanasia, unioni civili. Ruini combatté queste battaglie con strumenti laici: convegni, documenti, interviste, pressioni parlamentari. Nel 2005 guidò la campagna per il non voto al referendum sulla legge 40, ottenendo un risultato clamoroso: il quorum non fu raggiunto. Una vittoria politica travestita da astensione religiosa.
Ancora oggi quella campagna divide. C’è chi la considera un capolavoro di strategia e chi un’interferenza indebita nella democrazia.
Cosa resta della sua eredità
Con la morte di Ruini si chiude un’epoca. La Chiesa italiana di oggi — quella di papa Francesco, più sinodale e meno battagliera — è per certi versi l’opposto del modello ruiniano. Eppure le strutture che lui ha costruito, le reti che ha tessuto, i vescovi che ha formato sono ancora lì.
La sua eredità non scomparirà con lui. Si trasformerà, come sempre accade con i grandi. E il dibattito su cosa significhi davvero essere cattolici in Italia resta aperto, forse più che mai.
