Evasione fiscale da un milione a Torre Canne: ristorante senza scontrini per cinque anni
Un milione di euro sottratto al fisco in cinque anni. È quanto avrebbe incassato in nero un ristorante di Torre Canne, la nota località balneare in provincia di Brindisi, finito nel mirino della Guardia di Finanza dopo una lunga attività di controllo e indagine fiscale.
Cinque anni senza scontrini: come funzionava il sistema
Le Fiamme Gialle del comando provinciale di Brindisi hanno ricostruito un meccanismo semplice ma sistematico. Il locale, frequentatissimo soprattutto nei mesi estivi, avrebbe omesso di emettere gli scontrini fiscali in modo quasi totale per un arco temporale che va dal 2018 al 2023. Non qualche dimenticanza sporadica. Una prassi consolidata, giorno dopo giorno, tavolo dopo tavolo.
I finanzieri hanno incrociato i dati delle dichiarazioni fiscali del ristorante con i flussi reali stimati attraverso accertamenti indiretti: consumi di materie prime, forniture documentate dai fornitori, personale impiegato. Il quadro emerso è risultato incompatibile con i ricavi dichiarati.
Il blitz e i numeri dell’operazione
L’operazione ha portato alla denuncia del titolare dell’esercizio commerciale per omessa dichiarazione e occultamento di scritture contabili. Il volume d’affari non dichiarato ammonterebbe complessivamente a circa un milione di euro. Una cifra che, spalmate su cinque stagioni turistiche, racconta di decine di migliaia di euro evasi ogni anno.
«Le attività di controllo sul territorio costiero sono una priorità, specialmente nei periodi di alta stagione dove il contante circolante è elevato e i controlli risultano più complessi», ha dichiarato un funzionario della Guardia di Finanza di Brindisi.
E non è un caso isolato. Torre Canne, con i suoi ristoranti affacciati sul mare e i flussi turistici consistenti, è da anni nel radar delle autorità fiscali.
Il problema dell’evasione nel settore della ristorazione
Il comparto della ristorazione rimane uno dei settori con il più alto tasso di evasione fiscale in Italia. Secondo i dati del Ministero dell’Economia, il tax gap nella categoria dei pubblici esercizi sfiora il 30% del totale dovuto. Ma al Sud, e in particolare nelle zone a forte vocazione turistica, il fenomeno assume dimensioni ancora più rilevanti.
Pagare in contanti, non chiedere lo scontrino, guardare dall’altra parte. È un costume radicato, che però ha un costo collettivo preciso e misurabile.
Cosa succede adesso
Il titolare del ristorante rischia ora oltre alla denuncia penale anche una sanzione amministrativa pesante, oltre al recupero delle imposte evase con interessi e more. L’Agenzia delle Entrate è stata informata per avviare le procedure di accertamento definitivo.
Le indagini della Guardia di Finanza nella zona non si fermano qui. Nei prossimi mesi sono previsti ulteriori controlli a tappeto su altri esercizi commerciali della costa brindisina, in vista della stagione estiva 2025.
