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Vannacci usa «Futura» di Dalla, parenti e amici insorti: «Non aveva bandiere»

La canzone della pace usata dal generale

«Futura», uno dei brani più toccanti e pacifisti della storia della musica italiana, finisce al centro di una polemica politica. Il generale Roberto Vannacci, europarlamentare eletto nelle liste della Lega, ha scelto la celebre canzone di Lucio Dalla come colonna sonora di un suo evento elettorale, scatenando la reazione immediata di chi conosceva e amava il cantautore bolognese. Parenti, amici e collaboratori storici di Dalla non ci stanno.

«Lui non aveva bandiere di nessun colore»

Le reazioni non si sono fatte attendere. Chi era vicino a Lucio Dalla ha espresso con chiarezza il proprio disappunto. «È una cosa spiacevole», hanno dichiarato alcuni tra i più stretti collaboratori del cantautore. «Lucio non aveva bandiere. Non apparteneva a nessuno schieramento, e la sua musica men che meno.» E ancora: «Forse Vannacci non ha capito il testo. O forse l’ha capito benissimo e ha scelto di ignorarne il significato.»

«Futura» fu scritta da Dalla nel 1980, in piena Guerra Fredda, ed è dedicata ai bambini che ancora devono nascere, a un futuro di pace e riconciliazione. Il brano parla esplicitamente di due amanti separati da quella che allora era la cortina di ferro, con Berlino divisa dal muro. Un inno alla speranza, lontano anni luce da qualsiasi retorica nazionalista o militarista.

Il nodo dei diritti d’autore

La questione non è solo morale. Esiste un aspetto legale tutt’altro che secondario. L’utilizzo di un brano musicale in contesti politici o promozionali richiede autorizzazioni specifiche da parte degli eredi e della SIAE. Non è chiaro, al momento, se Vannacci o il suo staff abbiano ottenuto i permessi necessari. Gli eredi di Dalla potrebbero valutare un’azione formale nei prossimi giorni.

Non è la prima volta che un politico italiano sceglie una canzone senza considerarne il messaggio originale — o peggio, ignorandolo deliberatamente. È successo con brani di Springsteen, dei Queen, e persino con canzoni italiane d’autore usate in contesti diametralmente opposti allo spirito con cui erano state create.

Vannacci non ha risposto

Dal team del generale non è arrivata, almeno fino alla serata di ieri, nessuna dichiarazione ufficiale in merito alla polemica. Nessuna scusa, nessuna spiegazione sulla scelta del brano. Silenzio.

E quel silenzio, in questo caso, pesa più di mille parole.

La vicenda rischia di trasformarsi in un caso politico-culturale più ampio, proprio mentre il dibattito sull’uso strumentale della musica d’autore in campagna elettorale torna prepotentemente d’attualità. Gli eredi di Dalla stanno valutando le mosse dei prossimi giorni con i propri legali. E a Bologna, città natale del cantautore, in molti sperano che la memoria di Lucio venga rispettata per quello che era davvero: un artista libero, impossibile da arruolare.

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