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Salvini critica Trump ma non rinnega il sostegno: “Parole sgradevoli”

Matteo Salvini rompe il silenzio su Donald Trump e lo fa con parole che sorprendono. Il segretario della Lega ha definito “inutili e sgradevoli” alcune dichiarazioni del presidente americano, eppure non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro rispetto al sostegno politico espresso negli anni nei confronti del tycoon di Mar-a-Lago. Una presa di distanza parziale, calibrata, che non convince tutti.

Le parole di Salvini contro Trump

Il vicepremier italiano ha scelto toni insolitamente critici. “Certe parole sono inutili e sgradevoli”, ha dichiarato Salvini in riferimento ad alcune uscite recenti di Trump, senza però entrare nel dettaglio specifico dei contenuti che lo avrebbero irritato. È una critica vaga, quasi diplomatica. But è comunque una critica, e arriva da uno dei politici europei storicamente più vicini alla galassia trumpiana.

Negli ultimi anni Salvini aveva partecipato ad almeno due eventi organizzati da ambienti vicini al Partito Repubblicano americano, aveva esaltato pubblicamente la vittoria di Trump a novembre 2024 e aveva costruito parte della sua narrativa politica attorno all’asse con i movimenti sovranisti d’oltreoceano.

Nessun pentimento, solo una «correzione di rotta»

And yet, il segretario leghista è stato chiaro su un punto: non si pente di nulla. “Il sostegno rimane”, ha fatto sapere il suo entourage, spiegando che le critiche espresse riguardano singole affermazioni e non l’impostazione politica generale dell’amministrazione americana. Una distinzione sottile. Forse troppo sottile per essere credibile agli occhi degli avversari politici.

Dal Partito Democratico è arrivata una risposta secca. “Salvini critica Trump solo quando conviene, ma per anni ha importato in Italia il suo modello”, ha dichiarato un esponente dem della commissione Esteri della Camera. “È tardi per prendere le distanze.”

Il contesto: la pressione interna alla Lega

Dietro la mossa di Salvini c’è probabilmente anche un calcolo interno. La Lega è reduce da mesi difficili: alle ultime europee del giugno 2024 il partito si era fermato all’8,9%, un dato lontano dai fasti del 34% delle politiche del 2019. Still, il partito resta al governo e Salvini mantiene il Ministero delle Infrastrutture. Ma la pressione per rinnovare l’immagine è reale.

Prendere una piccola distanza da Trump, in un momento in cui il presidente americano raccoglie critiche anche in Europa per alcune sue posizioni in politica estera, potrebbe essere un modo per guadagnare qualche punto di credibilità moderata senza rompere con la base più identitaria.

Cosa succederà adesso

So la domanda rimane aperta: è l’inizio di un riposizionamento vero, o solo una mossa tattica destinata a durare qualche settimana? Nei prossimi mesi, con le elezioni regionali in Veneto e Valle d’Aosta all’orizzonte, Salvini avrà bisogno di messaggi chiari. Contraddirsi su Trump potrebbe costargli caro con quell’elettorato che del trumpismo ha fatto una bandiera.

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