Emidio Pepe, addio al patriarca del vino abruzzese

Emidio Pepe è morto. Il vignaiolo di Torano Nuovo, nell’entroterra teramano, se n’è andato a 91 anni lasciando un vuoto enorme nel mondo del vino italiano e internazionale. Era uno di quegli uomini che non si dimenticano facilmente: ostinato, visionario, capace di trasformare una piccola cantina d’Abruzzo in un punto di riferimento per gli appassionati di tutto il mondo.

Una vita tra i filari

Nato nel 1932, Pepe aveva fondato la sua azienda nel 1964, in un’epoca in cui il Montepulciano d’Abruzzo e il Trebbiano erano ancora vini da tavola anonimi, venduti sfusi e dimenticati quasi subito. Lui aveva scelto un’altra strada. Niente chimica, niente filtrazione, niente compromessi. Le sue bottiglie venivano decantate a mano, le etichette scritte una per una dalla moglie Rosa. E i vini venivano lasciati riposare in cantina per anni, a volte decenni, prima di essere messi in vendita.

Non era soltanto un produttore. Era una filosofia ambulante.

Il metodo che ha cambiato tutto

Pepe vinificava ancora a piedi scalzi, pestando l’uva come si faceva un secolo fa. Non era nostalgia, era convinzione profonda. Sosteneva che la tecnologia moderna togliesse più di quanto desse. E i risultati gli hanno dato ragione: le annate degli anni ’70 e ’80 della cantina di Via Celsa a Torano Nuovo sono oggi tra le bottiglie più ambite dai collezionisti. Un Montepulciano del 1977 aperto ancora oggi può regalare emozioni che poche etichette al mondo sanno dare.

«Pepe ha dimostrato che l’Abruzzo poteva stare al tavolo con i grandi vini del mondo», ha dichiarato un funzionario del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo. «La sua eredità è inestimabile.»

L’eredità alle figlie e alle nipoti

La fortuna dell’azienda è che Emidio non ha mai lavorato da solo. Da anni la figlia Daniela e le nipoti Sofia e Chiara portano avanti la cantina con la stessa determinazione del fondatore. L’azienda produce oggi circa 40.000 bottiglie l’anno, un numero volutamente contenuto, quasi una scelta politica. Ma ogni bottiglia è un manifesto.

E la continuità è garantita. Le donne di casa Pepe conoscono ogni vigna, ogni annata, ogni segreto tramandato nel tempo. Non sarà semplice andare avanti senza di lui, ma il solco è tracciato con precisione millimetrica.

Un lutto per tutto il vino italiano

La notizia ha fatto il giro del mondo in poche ore. Produttori, sommelier, giornalisti enogastronomici da New York a Tokyo hanno ricordato Pepe sui social con parole sincere, non di circostanza. Perché lui era uno di quelli che aveva davvero cambiato le regole, non solo raccontato di volerlo fare.

Adesso tocca al settore vitivinicolo abruzzese raccogliere quella fiamma. Il rischio più grande sarebbe trasformare Emidio Pepe in un’icona da museo. Lui avrebbe odiato l’idea. Preferiva il vino vivo, aperto, versato in un bicchiere.

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