Upb, debito sotto controllo ma energy shock e privatizzazioni preoccupano
L’Ufficio parlamentare di bilancio ha promosso la prudenza del governo sui conti pubblici, ma lancia l’allarme su due variabili che potrebbero far deragliare il percorso di discesa del debito: lo shock energetico e il cronoprogramma delle privatizzazioni. Con i prezzi dell’energia ancora elevati, il rapporto debito-PIL rischierebbe di salire al 140% invece di scendere come previsto.
La traiettoria del debito appesa a un filo
Secondo le stime dell’Upb, la discesa del debito pubblico dipende in larga misura dagli introiti attesi dalle dismissioni patrimoniali. Ma questi fondi non sono affatto garantiti. Il governo ha inserito nel Def entrate per diversi miliardi da privatizzazioni che dovrebbero concretizzarsi nei prossimi anni, ma la tempistica è tutta da verificare.
E poi c’è il nodo energia.
Se i prezzi dell’energia dovessero mantenersi su livelli elevati, l’impatto sui conti pubblici sarebbe significativo. L’Upb calcola che in questo scenario il rapporto debito-PIL salirebbe al 140%, vanificando gli sforzi di contenimento della spesa. Attualmente il debito si attesta intorno al 137% del PIL, ancora ben sopra i livelli pre-pandemia.
Prudenza sì, ma non basta
“L’approccio prudenziale del governo nella stesura dei documenti programmatici è apprezzabile”, hanno fatto sapere fonti dell’Upb. “Tuttavia, esistono rischi concreti che potrebbero compromettere il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica.”
L’ufficio guidato da Lilia Cavallari ha riconosciuto che le previsioni macroeconomiche contenute nel Documento di economia e finanza sono realistiche. Ma proprio per questo i margini di manovra sono ridottissimi. Qualsiasi shock esogeno, dall’energia alle tensioni geopolitiche, potrebbe costringere Roma a rivedere i piani.
Il rebus delle privatizzazioni
Sul fronte dismissioni, il governo conta di incassare risorse significative dalla vendita di quote in aziende partecipate. Yet la storia recente insegna che i tempi delle privatizzazioni sono sempre più lunghi del previsto. E che spesso gli importi realizzati sono inferiori alle stime iniziali.
L’Upb ha sottolineato come sia rischioso basare la sostenibilità dei conti su entrate una tantum, che per loro natura non possono garantire un miglioramento strutturale. Serve invece una riduzione permanente della spesa corrente o un aumento del gettito fiscale legato alla crescita economica.
Prospettive incerte
Il quadro che emerge dall’analisi dell’Upb è di cauta fiducia mescolata a preoccupazione. Se tutto andrà secondo i piani, il debito pubblico potrebbe iniziare una lenta ma costante discesa. Ma basterà poco per far saltare l’equilibrio: un’impennata delle bollette energetiche o un rallentamento nel programma di dismissioni potrebbero riportare l’Italia su un sentiero insostenibile.
