La BCE pronta ad alzare i tassi l’11 giugno mentre l’inflazione energetica impone una svolta restrittiva

La Banca centrale europea dovrebbe aumentare i tassi d’interesse di riferimento di 25 punti base nella riunione del Consiglio direttivo dell’11 giugno 2026, portando il tasso sui depositi dal 2,00% al 2,25%. Sarebbe il primo aumento dopo cinque pause consecutive da luglio 2025 e segnerebbe una svolta restrittiva guidata da una ripresa dell’inflazione trainata dall’energia.

Gli argomenti a favore del rialzo

L’inflazione nell’area euro è salita al 3,0% ad aprile 2026 dall’1,9% di febbraio, alimentata dallo shock energetico in Medio Oriente. Un sondaggio Reuters condotto all’inizio di maggio ha rilevato che 59 economisti su 70 si aspettano un aumento di 25 punti base a giugno. I tassi attuali si attestano al 2,15% per le operazioni di rifinanziamento principali, al 2,00% per la facilità sui depositi e al 2,40% per la facilità di prestito marginale, invariati dall’estate del 2025.

Voci divise nel Consiglio

Il dibattito interno è stato insolitamente pubblico. Il vicepresidente della BCE Luis de Guindos ha dichiarato al Financial Times l’11 maggio che “l’unica cosa che posso fare ora è invocare cautela”. La presidente Christine Lagarde ha affermato il 9 maggio che la Banca è pronta ad agire “a ogni riunione”, citando “un’incertezza enorme”. Il governatore della Banca di Francia François Villeroy de Galhau ha avvertito che “il 2026 non è il 2022”, mentre l’economista capo Philip Lane ha sottolineato un approccio dipendente dai dati.

La crescita sullo sfondo

Le proiezioni dello staff della BCE indicano una crescita media dell’area euro dello 0,9% nel 2026, una revisione al ribasso che riflette il freno dello shock energetico su consumi e investimenti. Un secondo aumento nel corso dell’anno non è stato escluso qualora l’inflazione sottostante non dovesse attenuarsi.

Cosa significa per famiglie e imprese

Un tasso sui depositi più alto si trasmetterebbe nei successivi due-quattro mesi ai prestiti bancari e ai prodotti di risparmio in tutto il blocco. Per i mutuatari, il costo del credito aumenterebbe leggermente; per i risparmiatori, i rendimenti sui depositi e sui mercati monetari migliorerebbero. I costi di indebitamento sovrano, attentamente monitorati negli Stati membri ad alto debito, saranno anch’essi al centro dell’attenzione al momento della decisione.

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