Meloni contro Bruxelles: pressing sulla flessibilità mentre il FMI avverte sull’energia
Giorgia Meloni alza il tiro contro Bruxelles. Intervenendo all’assemblea annuale di Confindustria, la presidente del Consiglio ha accusato l’Unione europea di limitare la capacità del blocco di crescere e di competere sulla scena mondiale, mentre il governo preme per ottenere maggiore flessibilità fiscale sui costi dell’energia.
L’affondo di Confindustria
Davanti alla platea degli industriali, Meloni ha criticato l’eccesso di burocrazia europea, l’approccio giudicato “irragionevole” alla transizione verde e quella che ha descritto come l’incapacità dell’UE di agire da attore strategico in un contesto internazionale segnato da molteplici crisi. Il pressing si inserisce in una più ampia offensiva, dopo una lettera indirizzata direttamente alla presidente della Commissione.
Il monito del FMI
Nel suo rapporto annuale, il Fondo monetario internazionale ha invitato il governo a indirizzare gli aiuti energetici verso le famiglie più povere anziché renderli generalizzati, evidenziando i conti pubblici tesi e suggerendo una revisione dei tagli fiscali. Un richiamo che pesa su un esecutivo alle prese con un debito elevato e una crescita debole.
L’energia come nodo politico
L’Italia è tra i Paesi più esposti: forte dipendenza dai combustibili fossili e tra i costi energetici più alti dell’UE, con un’industria sotto pressione qualora le rotte di approvvigionamento del Golfo restassero a lungo compromesse. La Commissione ha tagliato le stime di crescita del PIL italiano per il 2026 dallo 0,8 % allo 0,5 %, sospinta dall’inflazione legata all’energia.
Le critiche dell’opposizione
Non sono mancate le repliche. L’eurodeputato del Partito democratico Brando Benifei ha bollato le parole della premier come più vicine alla propaganda che a una seria risposta ai problemi del Paese, a partire proprio dai costi dell’energia. Per gli osservatori, la battaglia di Roma a Bruxelles va oltre l’aritmetica di bilancio.
Verso il 2027
Con le elezioni politiche all’orizzonte del 2027, un’impennata dei prezzi energetici rischia di erodere il consenso del governo. L’esito del braccio di ferro sulla flessibilità peserà quindi non solo sui conti, ma anche sulla credibilità interna della premier.
