Bruxelles fissa al 16 giugno la prima apertura negoziale per l’Ucraina mentre Zelenskyy respinge il piano di Merz per un’adesione a metà

La Commissione europea proporrà il 16 giugno 2026 l’apertura del primo cluster negoziale nei colloqui di adesione all’UE con Ucraina e Moldova, secondo molteplici fonti emerse mercoledì 27 maggio. Lo sviluppo fornisce a Kiev la tempistica istituzionale più chiara da quando è stato concesso lo status di candidato, e arriva proprio nel momento in cui la proposta di Berlino per un’adesione “associata” annacquata è stata respinta senza mezzi termini da Volodymyr Zelenskyy.

Una tabella di marcia, finalmente

La proposta del 16 giugno segnerebbe l’apertura formale del cluster “Fondamentali” — il punto di partenza procedurale dei negoziati sostanziali di adesione all’UE — sia per l’Ucraina che per la Moldova. Gli osservatori di Bruxelles notano che la data ha un forte peso simbolico: cade meno di una settimana prima del Consiglio europeo del 23-24 giugno, dove i capi di Stato e di governo dovranno formalmente approvare la mossa della Commissione. Con l’Ungheria che si prevede solleverà obiezioni, la battaglia politica sull’adesione dell’Ucraina è destinata a dominare l’agenda del vertice.

Zelenskyy respinge l’idea “associata” di Merz

L’avanzamento procedurale contrasta nettamente con la controversia politica innescata da Friedrich Merz all’inizio di questo mese. In una lettera ai presidenti dell’UE del 18 maggio, il Cancelliere tedesco ha proposto di concedere all’Ucraina uno status di membro “associato” — permettendo a Kiev di partecipare alle riunioni UE senza pieni diritti di voto. Il presidente Zelenskyy ha categoricamente respinto il suggerimento in un’intervista a Bloomberg pubblicata mercoledì, sostenendo che il suo paese si è guadagnato il diritto a un percorso di piena adesione chiaro e inequivocabile. I funzionari ucraini considerano la proposta come un declassamento politico mascherato da linguaggio tecnico.

Bruxelles divisa sulla proposta Merz

La lettera di Merz ha innescato un dibattito insolitamente aperto all’interno di Bruxelles. Heather Grabbe del Bruegel ha sostenuto in una nota di martedì che la proposta non dovrebbe essere respinta a priori, dati i blocchi procedurali creati dai veti ungheresi. Altre voci nel Parlamento europeo — incluse quelle di Renew Europe e del PPE — avvertono che creare un percorso di adesione a due livelli costituirebbe un precedente dannoso per i paesi dei Balcani occidentali che attendono da molto più tempo l’avanzamento sostanziale dei colloqui.

Il blocco balcanico

La spinta all’adesione per l’Ucraina sta anche mettendo a dura prova il rapporto del blocco con i Balcani occidentali. Un’analisi pubblicata dal Kyiv Independent mercoledì ha messo in guardia dal “blocco balcanico” — il rischio che paesi come Macedonia del Nord o Albania, bloccati in processi di adesione prolungati, possano porre il veto a progressi procedurali per Kiev a meno che anche i loro dossier non avanzino. La Commissione dovrebbe raggruppare i progressi di Ucraina, Moldova e Balcani occidentali in un unico pacchetto di giugno per mitigare tale rischio.

La Russia aumenta la pressione

Il contesto diplomatico si è inasprito bruscamente la mattina del 27 maggio, con Belgio e Francia che hanno entrambi convocato i rispettivi ambasciatori russi dopo che Mosca ha esortato i cittadini stranieri a “lasciare Kiev”. I ministeri degli esteri europei hanno trattato la dichiarazione come una minaccia appena velata in vista di possibili escalation russe. Il Consiglio SEE, riunito a Bruxelles mercoledì, ha condannato l’avvertimento e riaffermato il sostegno incondizionato al percorso di adesione di Kiev.

Veto ungherese all’orizzonte

I diplomatici consultati a Bruxelles riconoscono apertamente che l’Ungheria rimane il principale ostacolo all’apertura del primo cluster a giugno. La posizione di Budapest non si è ammorbidita pubblicamente, nonostante i ripetuti tentativi del Consiglio di trovare un linguaggio di compromesso. Alcuni Stati membri stanno ora esplorando attivamente soluzioni legali alternative che consentirebbero ai negoziati di adesione di avanzare senza unanimità a ogni passaggio procedurale — un’opzione che, se perseguita, segnerebbe un importante cambiamento istituzionale nei metodi di lavoro del Consiglio.

Il percorso parallelo della Moldova

Il dossier moldavo rimane formalmente accoppiato a quello ucraino nel pacchetto di giugno della Commissione. Chișinău, che è stata costantemente avanti rispetto a Kiev nelle valutazioni di benchmark dai rapporti di progresso del 2024, dovrebbe utilizzare l’apertura del 16 giugno come trampolino di lancio verso un percorso accelerato proprio. Alcuni funzionari di Bruxelles ammettono in privato che disaccoppiare la Moldova potrebbe alla fine diventare necessario se l’ostruzionismo ungherese sull’Ucraina si rivelasse inamovibile.

Cosa osservare nelle prossime tre settimane

Il prossimo test arriva il 28 maggio, quando il Consiglio Competitività si riunirà a Bruxelles — la prima sede ministeriale formale dove la proposta del 16 giugno potrà essere sondată informalmente. Da lì, la tempistica prosegue attraverso la riunione Gymnich dei ministri degli esteri e i preparativi del Coreper per il Consiglio europeo del 23-24 giugno. L’esito determinerà se il processo di adesione dell’Ucraina acquisisce un reale slancio istituzionale, o se la proposta “associata” di Merz — già respinta da Kiev — riemerga silenziosamente come ripiego politico.

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