Meloni va all’opposizione: ‘Bruxelles soffoca l’economia’ — risposta attesa il 3 giugno

Davanti alla platea dell’assemblea annuale di Confindustria alla Nuvola dell’EUR a Roma il 26 maggio 2026, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pronunciato un discorso che ha segnato uno spostamento qualitativo nella relazione tra Roma e Bruxelles. Attaccando direttamente l’Unione europea con la formula ‘soffoca l’economia con regolamentazioni sbagliate’, la premier ha chiesto flessibilità sui dispositivi di sostegno energetico alle imprese italiane. Una risposta formale della Commissione è attesa per il 3 giugno. La trattativa, secondo i diplomatici consultati, è ‘complicata e stretta’.

Il discorso alla Nuvola dell’EUR

Il discorso di Meloni davanti a Confindustria — la principale organizzazione datoriale italiana, con circa 150.000 imprese associate — è durato 52 minuti ed è stato salutato da un’ovazione di oltre tre minuti. La presidente del Consiglio ha articolato il suo intervento attorno a tre filoni: (1) il bilancio rivendicato del PNRR e dei risultati economici del governo; (2) la critica esplicita alle ‘regolamentazioni europee asfissianti che colpiscono il sistema produttivo italiano’; (3) la rivendicazione di una ‘sovranità industriale’ italiana riconosciuta a livello europeo. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha aperto l’evento con un richiamo a ‘una nuova politica industriale europea che riconosca la specificità dei contesti nazionali’.

Il pacchetto di flessibilità richiesto

Il pacchetto di flessibilità che il governo italiano cerca di ottenere da Bruxelles ha quattro componenti principali. Primo: un’estensione del dispositivo di aiuti alle imprese energivore — il cosiddetto Energy Transition Framework — oltre la scadenza attuale di fine 2025. Secondo: un riconoscimento dei costi indiretti delle emissioni di carbonio nel settore manifatturiero, con un meccanismo di compensazione finanziato attraverso l’asta delle quote ETS. Terzo: una rinegoziazione del calcolo del contributo italiano al bilancio europeo per il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, condizionata al riconoscimento delle asimmetrie energetiche. Quarto: una soglia più alta per la procedura di disavanzo eccessivo.

La ‘risposta’ del 3 giugno

Bruxelles ha già fatto trapelare attraverso i canali diplomatici che la ‘risposta’ del 3 giugno non sarà accomodante. Secondo La Stampa, Luca Monticelli ha riferito mercoledì che la Commissione ‘preparerà una posizione articolata che combinerà disponibilità sui margini tecnici con una netta riaffermazione del quadro normativo generale’. La direzione generale concorrenza, guidata dal commissario olandese Wopke Hoekstra (FA), è considerata particolarmente rigida sulla questione degli aiuti di Stato e delle deroghe nazionali. La commissaria al clima, l’olandese Diederik Samsom, ha già pubblicato un blog post nel quale ha argomentato che ‘la deroga energetica italiana sarebbe un precedente sistemico negativo per il Green Deal’.

L’asse Roma-Berlino in crisi

Una conseguenza significativa del cambio di tono di Meloni è il deterioramento dell’asse Roma-Berlino. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, dopo l’incontro di gennaio 2026 con Meloni a Roma — quando i due erano stati battezzati ‘Merzoni’ dai media europei — sembra ora prendere le distanze dalle posizioni italiane. La Bundeskanzleramt ha fatto trapelare il malumore per le critiche pubbliche di Meloni alle politiche europee, considerate ‘un’erosione del fronte conservatore continentale necessario per portare avanti la riforma della politica industriale’. Da parte sua, la presidente del Consiglio italiana ha lasciato intendere ai propri collaboratori che ‘Merz è una figura indebolita all’interno della sua stessa coalizione, e ha quindi limitata capacità di mediazione’.

L’opposizione: ‘Isolare l’Italia in Europa’

Le opposizioni italiane hanno colto la postura aggressiva di Meloni come occasione politica. La segretaria del PD Elly Schlein ha definito il discorso alla Nuvola ‘una performance teatrale che rischia di isolare l’Italia proprio quando avrebbe bisogno di alleanze in Europa’. Il presidente del M5S Giuseppe Conte ha argomentato che ‘la cosiddetta sovranità industriale di Meloni è retorica vuota — i risultati concreti sono altri, e mostrano un paese sempre più periferico nelle istituzioni europee’. L’ex-premier Mario Draghi, intervenuto martedì sera in un’intervista a Repubblica, ha lanciato un avvertimento misurato: ‘le sfide della competitività europea richiedono cooperazione, non frammentazione’.

L’analisi del manifesto: ‘Meloni va all’opposizione’

Il quotidiano il manifesto ha pubblicato un’analisi politicamente acuta sotto il titolo ‘Meloni va all’opposizione e attacca Bruxelles’. L’autrice della corrispondenza, Marcella Camerano, ha sottolineato che ‘davanti alla platea dell’assemblea annuale di Confindustria, la presidente del Consiglio ha attaccato Bruxelles come se fosse all’opposizione, dimenticando che è proprio lei a guidare uno dei governi più stabili dell’attuale legislatura europea’. La contraddizione tra il ruolo istituzionale di Meloni e la postura politica anti-Bruxelles è considerata da molti osservatori il tratto distintivo della fase politica attuale.

La dimensione tedesca-italiana di Leonardo-Rheinmetall

L’ironia geopolitica è che, parallelamente alla crisi politica Roma-Berlino, l’integrazione industriale tra i due paesi continua a procedere. La joint venture Leonardo-Rheinmetall, formalizzata nel gennaio 2026 con un valore di 25 miliardi di euro, è ormai operativa con la firma dei primi contratti per l’Esercito italiano nel programma MGCS (Main Ground Combat System). La produzione, distribuita tra La Spezia, Roma, Düsseldorf e Monaco, dovrebbe sostenere oltre 12.000 posti di lavoro nei prossimi cinque anni. Il successo industriale dell’asse Leonardo-Rheinmetall sopravvive — finora — alla tensione politica.

Lo spread BTP-Bund

Sui mercati finanziari, lo spread tra il BTP a dieci anni italiano e il Bund tedesco è rimasto stabile sotto i 90 punti base dal gennaio 2026, oscillando tra 82 e 88 punti base. Mercoledì 27 maggio, dopo il discorso di Meloni alla Confindustria e l’attesa della risposta del 3 giugno, lo spread si è leggermente ampliato a 85 punti base — un livello che resta storicamente basso ma che indica un margine di nervosità dei mercati di fronte al duello Roma-Bruxelles. Il ministro Giorgetti ha rilasciato una dichiarazione tranquillizzante: ‘la disciplina di bilancio italiana è solida, e i mercati lo riconoscono’.

Cosa attendersi a giugno

I prossimi venti giorni si concentreranno attorno a tre date critiche. Il 3 giugno: la risposta formale della Commissione alle richieste italiane. Il 11 giugno: il Consiglio direttivo della BCE, in cui un’eventuale decisione di taglio dei tassi attenuerebbe la pressione sul costo del debito italiano. Il 23-24 giugno: il Consiglio europeo, in cui Meloni avrà la sua più importante prova diplomatica della legislatura. La capacità della presidente del Consiglio di tradurre la postura politica anti-Bruxelles in concessioni concrete dalla Commissione sarà il banco di prova più impegnativo della sua mandata.

Articoli simili