Tajani al G7 Esteri: ‘l’Italia rivendica la leadership Mediterranea’
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha presieduto sabato 23 maggio a Roma una sessione straordinaria del G7 Affari Esteri interamente dedicata al Mediterraneo allargato, rivendicando con forza il ruolo di prima linea dell’Italia nella regione e presentando un pacchetto integrato di iniziative che spaziano dall’Africa subsahariana al Medio Oriente. L’incontro, ospitato nella capitale italiana durante la presidenza di turno del G7, ha sancito un impegno collettivo delle principali democrazie occidentali verso la stabilizzazione di un’area sempre più cruciale per la sicurezza europea e gli equilibri energetici globali.
La rivendicazione della leadership italiana
Nel suo intervento di apertura ai lavori, Tajani ha tracciato un quadro ambizioso delle politiche italiane nell’area mediterranea, sottolineando come Roma abbia assunto un ruolo di coordinamento strategico tra Europa, Africa e Medio Oriente. “L’Italia rivendica la leadership sulle politiche per il Mediterraneo non per ambizione, ma per necessità geopolitica e vocazione storica”, avrebbe dichiarato il titolare della Farnesina secondo fonti diplomatiche presenti all’incontro. Il ministro ha illustrato ai colleghi del G7 i tre pilastri su cui poggia l’azione italiana: il Piano Mattei per l’Africa, il corridoio economico IMEC e la mediazione libica, presentandoli come strumenti complementari di una strategia organica verso il vicinato meridionale.
Il Piano Mattei: €5,5 miliardi per l’Africa
Il Piano Mattei per l’Africa, dotato di una dotazione finanziaria di 5,5 miliardi di euro, rappresenta il cuore della nuova politica italiana verso il continente africano. L’iniziativa, che prende il nome dal fondatore dell’ENI, si propone di superare l’approccio tradizionale degli aiuti allo sviluppo per instaurare invece partenariati paritari con i Paesi africani in settori strategici quali energia, infrastrutture, formazione e gestione dei flussi migratori. Durante la sessione del G7, Tajani ha illustrato i primi progetti pilota già avviati in diversi Paesi subsahariani, sottolineando come l’approccio italiano punti su investimenti sostenibili e trasferimento tecnologico piuttosto che su mere elargizioni finanziarie.
Il corridoio IMEC e l’asse con l’India
Particolare attenzione è stata dedicata al corridoio economico IMEC (India-Middle East-Europe Corridor), il progetto infrastrutturale che mira a collegare il subcontinente indiano all’Europa attraverso il Medio Oriente e il Mediterraneo. Il tempismo della sessione ministeriale è stato tutt’altro che casuale: appena due giorni prima, il 21 maggio, il premier indiano Narendra Modi aveva incontrato a Roma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni proprio per discutere i dettagli operativi del corridoio. L’iniziativa, che si configura come alternativa occidentale alle nuove vie della seta cinesi, vede l’Italia candidarsi come hub principale per i flussi commerciali diretti verso il cuore dell’Europa, valorizzando la posizione geografica della penisola e i suoi porti meridionali.
La mediazione italiana sul dossier Libia
Sul fronte libico, Tajani ha rivendicato il ruolo di mediazione svolto dall’Italia tra le fazioni in conflitto e i diversi attori internazionali presenti sul terreno. La crisi libica, ormai giunta al suo tredicesimo anno, resta uno dei nodi più complessi della politica mediterranea, con implicazioni dirette sulla sicurezza energetica europea e sui flussi migratori. L’Italia, forte dei suoi legami storici con Tripoli e della presenza di interessi economici strategici, si propone come facilitatore di un processo di riconciliazione nazionale che appare ancora lontano ma necessario per la stabilizzazione dell’intera regione nordafricana.
L’iniziativa G7 per la stabilizzazione del Sahel
Al termine dei lavori, i ministri degli Esteri del G7 hanno approvato un’iniziativa congiunta di “stabilizzazione economica” per il Sahel, la vasta regione subsahariana che da anni rappresenta uno dei principali focolai di instabilità globale. L’area è teatro di conflitti etnici, insurrezioni jihadiste e colpi di Stato militari che hanno progressivamente eroso la presenza occidentale, in particolare francese. L’iniziativa del G7, fortemente voluta dall’Italia, punta su un approccio integrato che combini sicurezza, sviluppo economico e governance, riconoscendo implicitamente il fallimento delle strategie puramente militari degli anni passati.
Prospettive e sfide future
La sessione romana del G7 segna un momento significativo nel tentativo occidentale di riprendere l’iniziativa in un’area dove l’influenza di attori come Russia, Cina e Turchia è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni. Il successo della strategia italiana dipenderà dalla capacità di tradurre annunci e stanziamenti in progetti concreti, mantenendo al contempo la coesione tra alleati europei e transatlantici che spesso hanno visioni divergenti sul Mediterraneo. Nei prossimi mesi si misurerà l’efficacia di questo approccio integrato, mentre le sfide della regione – dai cambiamenti climatici alle pressioni migratorie – continueranno a esigere risposte coordinate e di lungo periodo.
