Canada «membro associato» della UE: la proposta di von der Leyen scuote Bruxelles

È una proposta che non ha precedenti nella storia dell’integrazione europea. Ursula von der Leyen ha aperto formalmente alla possibilità di riconoscere al Canada lo status di «membro associato» dell’Unione europea, un’idea che ha immediatamente rimescolato le carte sia a Bruxelles che nelle capitali del continente. Un gesto politico di portata storica, arrivato in un momento in cui i rapporti transatlantici attraversano una fase di profonda ridefinizione dopo le tensioni con Washington.

Il premier canadese Mark Carney aveva già aperto nei mesi scorsi a un avvicinamento strutturale con l’Europa, complice il deterioramento dei rapporti con gli Stati Uniti. E von der Leyen sembra aver colto la palla al balzo, con una proposta che — almeno sulla carta — potrebbe ridisegnare la geometria delle alleanze occidentali.

Cosa significa davvero «membro associato»

Lo status di membro associato non esiste, in questi termini, nel diritto dell’Unione europea. Non è l’adesione piena, ovviamente. Ma non è nemmeno il semplice accordo commerciale già in vigore tra le due sponde dell’Atlantico — il CETA, entrato in vigore provvisoriamente nel 2017 e che copre circa il 98% dei dazi sui prodotti industriali. Si tratterebbe di qualcosa di nuovo: accesso privilegiato al mercato unico, cooperazione rafforzata su difesa e sicurezza, coordinamento nelle politiche energetiche e digitali.

Un funzionario europeo vicino alla Commissione ha spiegato che «l’idea è ancora in fase embrionale, ma c’è una volontà politica concreta di esplorarla». I dettagli tecnici, ha aggiunto, richiederebbero mesi di lavoro e l’accordo unanime dei 27 stati membri.

E qui stanno i problemi. Perché l’unanimità, in Europa, è sempre il punto più difficile da raggiungere.

FdI all’attacco: «Un inchino imbarazzante»

A Roma la reazione di Fratelli d’Italia è stata immediata e durissima. Il partito di Giorgia Meloni ha definito la mossa di von der Leyen «un inchino imbarazzante» nei confronti di Carney, accusando la presidente della Commissione di agire in modo unilaterale su una questione che toccherebbe la sovranità di tutti gli stati membri. «Non si costruisce l’Europa a colpi di annunci», ha dichiarato un esponente del partito. «Servono trattati, non dichiarazioni d’amore geopolitiche».

La polemica si inserisce in un clima più ampio di tensione tra il governo italiano e Bruxelles su diversi dossier, dalla governance economica alla politica migratoria.

Nei prossimi mesi si capirà se questa proposta resterà un’idea suggestiva o diventerà qualcosa di concreto. Il Consiglio europeo del prossimo autunno potrebbe essere il banco di prova decisivo. Ma trovare 27 sì su un tema del genere won’t essere semplice — e tutti lo sanno già.

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