Iran attacca navi della Marina Usa nel Golfo Persico
Un nuovo attacco iraniano contro navi della Marina degli Stati Uniti nel Golfo Persico. È quanto riporta il Wall Street Journal, che cita fonti dell’intelligence americana secondo cui Teheran avrebbe lanciato droni e missili contro unità navali statunitensi nelle ultime settimane. Nessun bersaglio è stato colpito, ma l’episodio ha riacceso l’allarme a Washington.
Cosa è successo nel Golfo Persico
Secondo la ricostruzione del Wsj, l’Iran avrebbe condotto almeno tre tentativi di attacco coordinati contro navi militari Usa tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre. I droni sarebbero stati intercettati dai sistemi di difesa a bordo delle fregate americane prima di raggiungere i bersagli. Still, il fatto che Teheran abbia osato colpire direttamente asset militari statunitensi segna un’escalation significativa rispetto ai mesi precedenti.
Le autorità americane avrebbero identificato almeno 14 vettori lanciati in due distinte ondate. Un numero che, secondo gli analisti del Pentagono, suggerisce un livello di pianificazione superiore rispetto agli attacchi precedenti registrati nella regione.
Il timore: armi più sofisticate con l’aiuto di Cina o Russia
È questo il punto che preoccupa di più i funzionari di Washington. Non tanto il fallimento degli attacchi, ma quello che potrebbe venire dopo. Le fonti citate dal Wsj temono che l’Iran stia cercando assistenza tecnica da Mosca o Pechino per dotarsi di sistemi d’arma più avanzati, capaci di eludere le difese navali americane.
«Stiamo monitorando con estrema attenzione i flussi di tecnologia militare verso Teheran», ha dichiarato un funzionario della difesa statunitense che ha chiesto di restare anonimo. «Il rischio di un trasferimento di capacità balistiche o elettroniche da parte di Russia o Cina è reale e non va sottovalutato».
Russia e Cina hanno già fornito all’Iran supporto diplomatico e commerciale nonostante le sanzioni internazionali. Ma il salto verso una cooperazione militare diretta rappresenterebbe uno scenario inedito e potenzialmente destabilizzante per l’intera regione del Golfo.
La risposta americana e le tensioni regionali
Il Pentagono non ha confermato ufficialmente l’accaduto, ma ha ribadito che la presenza navale Usa nel Golfo Persico e nel Mar Rosso resterà «robusta e costante». Nelle ultime settimane Washington ha dispiegato nella regione la portaerei USS Dwight D. Eisenhower insieme a un gruppo da battaglia composto da 6 unità.
And non è solo una questione militare. L’attacco arriva in un momento di tensione diplomatica acuta, con la guerra a Gaza che continua ad alimentare instabilità in tutto il Medio Oriente e con le milizie filo-iraniane che nei mesi scorsi hanno già colpito basi americane in Iraq e Siria per oltre 46 volte.
Cosa può succedere adesso
Yet nessuno a Washington sembra voler alzare ulteriormente la posta. L’amministrazione Biden, impegnata su più fronti, punta a contenere l’escalation senza aprire un nuovo fronte militare diretto con Teheran. Ma se l’Iran dovesse ricevere tecnologie più avanzate da Mosca o Pechino, quella finestra di contenimento potrebbe chiudersi molto in fretta.
