Il Parlamento approva lo screening obbligatorio degli IDE per i settori strategici dell’UE

Il Parlamento europeo martedì 19 maggio 2026 ha dato il via libera definitivo alla più ambiziosa riforma mai intrapresa dall’Unione europea del proprio quadro normativo per il controllo degli investimenti esteri, con 508 deputati favorevoli, 64 contrari e 90 astenuti. Il voto a Strasburgo chiude un iter legislativo avviato dalla Commissione europea nel gennaio 2024 e conclude 18 mesi di negoziati interistituzionali spesso complessi.

Da un mosaico volontario a un quadro obbligatorio

Il regolamento rivisto sostituisce il quadro del 2019, che aveva lasciato l’attuazione in larga misura alla discrezionalità degli Stati membri. D’ora in avanti, ogni paese dell’UE sarà tenuto a dotarsi di un meccanismo di controllo degli investimenti esteri in un insieme definito di settori critici. L’elenco comprende difesa, semiconduttori, intelligenza artificiale, materie prime critiche, infrastrutture energetiche, trasporti, infrastrutture digitali, sistemi elettorali e una serie limitata di servizi finanziari.

L’obiettivo, ribadito più volte dai negoziatori della Commissione nel corso dei triloghi conclusi a Bruxelles l’11 dicembre 2025, è colmare le lacune che hanno consentito il trasferimento di asset strategicamente sensibili a proprietari stranieri senza una valutazione uniforme delle implicazioni per la sicurezza. Nel regime precedente, circa la metà degli Stati membri disponeva di un meccanismo di controllo, con ambiti di applicazione e soglie molto divergenti.

Un periodo di transizione di 18 mesi

Le nuove norme inizieranno ad applicarsi 18 mesi dopo l’entrata in vigore del regolamento, una volta completata l’adozione formale da parte del Consiglio nelle prossime settimane. Il periodo di transizione è concepito per consentire alle autorità nazionali di adeguare la propria capacità amministrativa, sviluppare sistemi informatici interoperabili e allineare le scadenze procedurali.

La Commissione emanerà inoltre orientamenti attuativi sul meccanismo di cooperazione tra gli Stati membri e la Commissione stessa, che è stato rafforzato nel nuovo testo. Le autorità nazionali condivideranno le informazioni sugli investimenti in esame attraverso una piattaforma sicura, e la Commissione avrà un ruolo strutturato nei casi con dimensione transfrontaliera.

Sullo sfondo, l’Industrial Accelerator Act

Il voto giunge sullo sfondo dell’Industrial Accelerator Act della Commissione, presentato il 4 marzo 2026, che definisce le condizioni per gli investimenti esteri in entrata in specifici settori strategici. I due testi sono concepiti per operare in sinergia: lo screening filtra i rischi, mentre l’Industrial Accelerator Act stabilisce le regole per ciò che supera il filtro.

I funzionari dell’UE hanno descritto il pacchetto come un banco di prova decisivo per la dottrina in evoluzione dell’Unione in materia di sicurezza economica, un concetto passato da tema marginale del dibattito sulla politica commerciale nel 2022 a pilastro centrale della strategia industriale europea. Con dazi e controlli sulle esportazioni che tornano ad affermarsi come strumenti di statecraft a livello globale, il quadro di screening è presentato come il contributo dell’UE a una gestione più rigorosa dei flussi di capitale nei settori in cui la proprietà ha rilevanza strategica.

Le implicazioni per gli investitori

Per gli investitori stranieri, l’effetto pratico sarà una maggiore chiarezza procedurale, accompagnata tuttavia da un controllo più stringente. Il regolamento armonizza le soglie di notifica e le scadenze in tutta l’Unione, eliminando parte dell’imprevedibilità a lungo criticata dagli operatori economici. Al tempo stesso, il più ampio elenco di settori coperti porterà un numero maggiore di operazioni nell’ambito dello screening.

Per gli Stati membri, il regime comporta l’obbligo di investire nella capacità di controllo — un costo amministrativo talvolta sottovalutato. Per la Commissione, sancisce un ruolo istituzionale credibile al centro di un quadro che fino ad ora era rimasto saldamente intergovernativo.

Prossime tappe

Il Consiglio dovrebbe approvare formalmente il regolamento nelle prossime settimane, dopodiché sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale. L’applicazione avrà inizio 18 mesi dopo. La Commissione presenterà una relazione sull’attuazione tre anni dopo l’entrata in applicazione, momento in cui una valutazione dell’ambito dei settori coperti potrebbe portare a ulteriori adeguamenti legislativi.

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