«Starmer lotta per la sopravvivenza mentre Bruxelles osserva con preoccupazione»
Sir Keir Starmer ha affrontato il fine settimana combattendo per la propria sopravvivenza politica. Più di 90 deputati laburisti hanno pubblicamente chiesto le dimissioni del Primo Ministro dopo la performance catastrofica del partito di governo alle elezioni amministrative inglesi del 7 maggio. Per Bruxelles e per le capitali degli Stati membri, la crisi ha un peso strategico che va ben oltre le sorti personali di qualsiasi leader britannico.
La portata della sconfitta
I numeri sono impietosi. I laburisti hanno perso circa 1.500 seggi nei consigli locali; il partito Reform UK di Nigel Farage ne ha guadagnati 1.454, conquistando il controllo dell’Essex County Council, di Havering — la sua prima amministrazione locale londinese — e della città di Sunderland, nel nord dell’Inghilterra. I Conservatori hanno perso più di 500 seggi. I Liberal Democratici ne hanno guadagnati più di 150, i Verdi più di 300. Il sistema bipartitico che ha definito la politica britannica per un secolo appare strutturalmente compromesso.
L’intervento di Rayner
L’intervento più significativo è arrivato da Angela Rayner, ex vice di Starmer. Sui social media ha scritto: «Quello che stiamo facendo non funziona e deve cambiare. Questa potrebbe essere l’ultima possibilità per il Partito Laburista.» Il post è stato letto a Westminster come una mossa di posizionamento in vista di un’eventuale corsa alla leadership. Tra i possibili sfidanti figurano anche il Ministro della Salute Wes Streeting, indebolito dalla sua associazione con l’ambasciatore destituito Peter Mandelson, e il sindaco di Manchester Andy Burnham, che dovrebbe prima conquistare un seggio in Parlamento.
Il contrattacco di Starmer
Il Primo Ministro ha respinto le richieste di dimissioni in un discorso decisivo a Downing Street lunedì 11 maggio. «Per affrontare le sfide che il nostro Paese deve affrontare, i cambiamenti graduali non bastano», ha dichiarato al pubblico, ammettendo che «alcune persone sono frustrate con me» e che ha dei «dubbiosi». Ha presentato il suo governo come un «progetto decennale di rinnovamento» — un argomento di lungo respiro che dipende, ironicamente, dal fatto che gli venga concesso quel lungo respiro.
Bruxelles: la lettura strategica
I funzionari della Commissione europea hanno, salvo una o due eccezioni poco diplomatiche, rifiutato di commentare pubblicamente la crisi. In privato, la valutazione è molto più cauta rispetto a un anno fa. Dall’elezione di Starmer nel luglio 2024, il Regno Unito ha perseguito la politica di riavvicinamento UE-Regno Unito più esplicita di qualsiasi governo britannico dal Brexit. Il Ripristino Strategico del maggio 2025 ha prodotto il nuovo accordo sulla pesca, l’intesa SPS e il quadro sulla mobilità giovanile — tutti progetti personali di Starmer.
Un successore proveniente dall’ala sinistra del Labour potrebbe puntare a un allineamento più stretto con la regolamentazione dell’UE, inclusa la possibile adesione all’unione doganale — politicamente esplosiva in Gran Bretagna ma ben accolta in molte capitali europee. Un successore più centrista potrebbe essere più prudente, soprattutto sotto la pressione di un Reform UK in ascesa. Lo scenario peggiore, dal punto di vista di Bruxelles, è un crollo laburista che apra la strada a un governo Reform UK con un atteggiamento fondamentalmente avversariale.
I mercati emettono il loro verdetto
I mercati finanziari hanno esplicitamente prezzato il rischio politico. Il rendimento del titolo di Stato britannico a 10 anni ha superato il 5%. Il FTSE 100 ha chiuso venerdì in calo del 2,00% a 10.165 punti. La sterlina è scesa ai minimi di un mese nei confronti del dollaro. La Cancelliera Rachel Reeves, difendendo la linea del governo, ha dichiarato che i dati sul PIL del primo trimestre pubblicati giovedì — con una crescita del Regno Unito dello 0,6%, in linea con le aspettative — dimostrano che il governo «ha il piano economico giusto». Il suo stesso futuro è ampiamente considerato legato a quello del Primo Ministro.
Otto settimane alla pausa estiva
Il calcolo politico dipende ora dal fatto che un eventuale sfidante riesca a raccogliere le 81 candidature necessarie per avviare formalmente una corsa alla leadership prima che il Parlamento si sciolga per la pausa estiva. Nessuno si è ancora scoperto. Per Bruxelles, che prepara il prossimo round di negoziati UE-Regno Unito sui servizi finanziari e la mobilità giovanile, la risposta a quella domanda nel corso delle prossime otto settimane determinerà il clima politico al di là della Manica per gli anni a venire.
