Attacchi Usa contro l’Iran nello Stretto di Hormuz

Nuovi attacchi statunitensi hanno colpito posizioni iraniane nelle ultime ore, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la capacità di Teheran di minacciare il traffico navale nello Stretto di Hormuz. Un’escalation che segna un punto di svolta nelle tensioni tra Washington e la Repubblica Islamica.

Cosa è successo e dove

Secondo le prime ricostruzioni, i raid hanno preso di mira almeno tre siti lungo la costa iraniana che si affaccia sullo Stretto, incluse strutture missilistiche e postazioni di sorveglianza navale. L’operazione sarebbe scattata nelle prime ore del mattino, ora locale, con l’impiego di bombardieri strategici e missili da crociera lanciati da unità della Marina americana posizionate nel Golfo Persico. Almeno 14 obiettivi colpiti, stando a fonti militari statunitensi che hanno parlato in forma anonima.

Lo Stretto di Hormuz è il passaggio obbligato per circa il 20% del petrolio mondiale. Bloccarlo, anche solo parzialmente, significherebbe mandare in tilt i mercati energetici globali in poche ore. È questo il motivo per cui Washington ha deciso di agire adesso.

La risposta di Teheran

L’Iran non ha tardato a reagire. I Guardiani della Rivoluzione hanno definito gli attacchi «un atto di aggressione barbarica» e promesso «una risposta nella misura e nel momento che riterremo opportuni». Ma al di là delle dichiarazioni ufficiali, per ora non si registrano azioni militari di rappresaglia diretta.

Un funzionario americano ha dichiarato: «Questi attacchi non sono un atto di guerra, sono una misura difensiva per proteggere la libertà di navigazione in acque internazionali.»

Difficile, però, che Teheran la veda così.

Il contesto regionale

Gli attacchi arrivano dopo settimane di crescente tensione nel Golfo Persico. Nelle ultime tre settimane, forze filo-iraniane avrebbero tentato di sequestrare o danneggiare almeno cinque navi commerciali che transitavano attraverso lo Stretto. Due di questi episodi avevano visto l’intervento diretto di motovedette dei Guardiani della Rivoluzione, secondo dati diffusi dal Pentagono.

And non è la prima volta che Washington lancia operazioni del genere. Yet questa volta la scala sembra diversa, più ampia e più deliberata. L’amministrazione americana sembra aver deciso che le misure di deterrenza degli ultimi mesi non erano sufficienti.

Cosa succederà adesso

La comunità internazionale osserva con apprensione. L’Unione Europea ha chiesto «massima moderazione da entrambe le parti», mentre la Russia ha condannato i raid come «una violazione della sovranità iraniana». La Cina, grande importatrice di petrolio dal Golfo, ha espresso «profonda preoccupazione».

Sul piano diplomatico, i canali di comunicazione tra Washington e Teheran sembrano essersi chiusi del tutto nelle ultime 48 ore. Nessun contatto, nessuna mediazione in corso. So il rischio di un’ulteriore escalation resta altissimo, e nelle prossime ore saranno decisive le mosse di entrambe le capitali.

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