Trump al G7 sfida gli alleati: “Sminare Hormuz è affar vostro”

Donald Trump si prepara ad alzare la posta al G7 con una mossa che rischia di spaccare il fronte occidentale: secondo fonti vicine alla Casa Bianca, il presidente americano intende proporre ai paesi alleati una cosiddetta «coalizione dei volenterosi» per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, scaricando di fatto su europei e altri partner l’onere militare e logistico dell’operazione.

Il piano di Trump: meno America, più alleati

L’idea è brutalmente semplice. Washington non vuole più fare da sola il lavoro sporco nel Golfo Persico. Trump avrebbe già fatto trapelare ai suoi collaboratori più stretti che gli Stati Uniti sono stanchi di proteggere rotte commerciali che servono soprattutto all’Europa e all’Asia. «Se volete che Hormuz resti aperto, sminiatelo voi», sarebbe la sintesi del messaggio che il presidente porterà al tavolo del G7. Un cambiamento radicale rispetto alla dottrina che ha guidato la presenza navale americana nel Golfo negli ultimi quarant’anni.

Lo Stretto di Hormuz è il punto di passaggio di circa il 20% del petrolio mondiale, quasi 17 milioni di barili al giorno. Bloccarlo significherebbe un collasso energetico globale nel giro di settimane.

La tensione con l’Iran sullo sfondo

La proposta arriva in un momento tutt’altro che casuale. Le acque del Golfo Persico sono tornate pericolose dopo mesi di escalation silenziosa con Teheran. Droni, mine magnetiche, manovre delle Guardie della Rivoluzione: il rischio di incidenti è concreto. E Trump, con un occhio alle elezioni di midterm e l’altro ai sondaggi interni, non ha nessuna intenzione di trascinare l’America in un nuovo conflitto mediorientale.

But gli alleati non sembrano entusiasti. Fonti diplomatiche europee che hanno chiesto l’anonimato descrivono «una certa preoccupazione» per come la proposta è stata avanzata. «Non si può chiedere ai partner di rischiare le proprie marine militari senza una struttura di comando condivisa e regole d’ingaggio chiare», ha detto un funzionario europeo a margine dei preparativi per il vertice.

Chi potrebbe aderire alla coalizione

Al momento, i paesi che Washington starebbe sondando includono Regno Unito, Francia, Italia e Giappone. Quest’ultimo ha interessi diretti nella regione: circa il 90% del petrolio importato da Tokyo passa per Hormuz. Yet il Giappone ha vincoli costituzionali severi sull’impiego delle forze armate all’estero, e un’adesione formale richiederebbe un dibattito parlamentare complicato.

L’Italia, dal canto suo, ha esperienza in operazioni navali nell’area, avendo partecipato in passato a missioni di scorta nel Golfo. Ma Roma dovrà valutare attentamente costi e rischi politici di un coinvolgimento diretto.

Cosa succederà al G7

Still nulla è deciso. Il G7 potrebbe trasformarsi in un banco di prova cruciale per la coesione occidentale. Se Trump riuscisse a costruire una coalizione credibile, cambierebbe profondamente gli equilibri di sicurezza nel Golfo. Se fallisse, il segnale di debolezza percepito da Teheran potrebbe essere ancora più pericoloso di qualsiasi mine sul fondo del mare.

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