Giallo ricina: amica di Antonella denunciata per favoreggiamento
Una donna di 52 anni, amica stretta di Antonella Corina, è stata denunciata dai carabinieri per favoreggiamento personale nell’ambito delle indagini sul caso della ricina che ha scosso la provincia di Potenza. L’accusa è pesante: avrebbe omesso informazioni cruciali sulle tensioni familiari che coinvolgevano la vittima nei giorni precedenti al tragico avvelenamento.
Le omissioni che cambiano l’inchiesta
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Potenza, l’amica avrebbe incontrato Antonella Corina almeno tre volte nella settimana prima dell’avvelenamento con ricina. Durante questi incontri, la vittima le avrebbe confidato di vivere un clima di forte tensione in famiglia, con discussioni sempre più frequenti e un deterioramento dei rapporti domestici.
Ma quando i carabinieri l’hanno interrogata subito dopo la scoperta dell’avvelenamento, la donna non ha fatto alcun cenno a questi episodi. Anzi, ha dipinto un quadro di normalità e serenità che non corrispondeva alla realtà. Solo settimane dopo, messa di fronte alle testimonianze di altri conoscenti, ha ammesso di essere stata a conoscenza delle difficoltà familiari.
Il ruolo chiave delle testimonianze
Gli investigatori hanno ricostruito la rete di relazioni di Antonella Corina attraverso l’analisi dei tabulati telefonici e decine di interrogatori. E proprio da questo lavoro certosino è emersa la contraddizione nelle dichiarazioni dell’amica. Le telefonate tra le due donne, ben 27 nei dieci giorni precedenti l’avvelenamento, dimostravano un contatto costante e confidenziale.
“L’omissione di informazioni rilevanti durante le indagini può configurare il reato di favoreggiamento”, ha spiegato un funzionario dei carabinieri vicino al caso. “Soprattutto quando quelle informazioni avrebbero potuto accelerare le indagini e chiarire il quadro delle responsabilità.”
Le conseguenze per l’indagine principale
La denuncia per favoreggiamento si aggiunge a un’inchiesta già complessa. Il ritardo nell’acquisizione di informazioni sulle tensioni familiari ha inevitabilmente rallentato il lavoro degli investigatori nelle prime settimane cruciali. Ora la Procura dovrà valutare se ci siano stati danni effettivi all’attività investigativa e se l’omissione sia stata volontaria o dettata da paura.
La donna denunciata rischia fino a quattro anni di reclusione. Ha già nominato un avvocato difensore e si è detta pronta a collaborare pienamente con la giustizia. Nelle prossime settimane sarà probabilmente convocata nuovamente per chiarire i motivi del suo silenzio iniziale e fornire tutti i dettagli che ancora mancano sulla vita di Antonella Corina prima della tragedia.
