Mazzola stronca la polemica su Pirlo: “Avrei scelto Baldini come ct”
Sandro Mazzola non le manda a dire. L’ex capitano dell’Inter e della Nazionale italiana è tornato a parlare di calcio con la franchezza che lo ha sempre contraddistinto, sparando a zero sulla polemica che ha travolto Andrea Pirlo dopo la sua scelta di allenare in Russia, al Dinamo Mosca. E lo ha fatto con parole nette, quasi sprezzanti verso chi si è indignato.
«Ipocrisia bella e buona»
«Quella su Pirlo è una polemica ipocrita», ha dichiarato Mazzola in un’intervista rilasciata a la Repubblica. «Quanti calciatori e allenatori italiani hanno lavorato in paesi con regimi discutibili? Decine, negli ultimi trent’anni. E nessuno ha detto niente». L’attacco è diretto, senza sconti. Secondo il campione del mondo del 1966, il caso Pirlo è stato gonfiato artificialmente da una parte del mondo del calcio che tende a dimenticare i propri trascorsi quando fa comodo. And in fondo, ha ragione a sollevare il punto: basta scorrere la lista degli allenatori italiani che hanno lavorato in Arabia Saudita, Cina o negli Emirati per capire che il problema è ben più diffuso di quanto si voglia ammettere.
La scelta del ct: Mazzola punta su Baldini
Ma è sull’altro tema che la conversazione si è fatta ancora più interessante. Mazzola ha svelato il nome che avrebbe fatto se fosse stato lui a dover scegliere il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana, dopo l’addio di Roberto Mancini e le turbolenze successive. «Io avrei scelto Franco Baldini», ha detto secco. «Conosce il calcio italiano meglio di chiunque altro, ha costruito gruppi vincenti, sa come si gestisce uno spogliatoio difficile». Una scelta controcorrente, considerando che Baldini è principalmente un dirigente — storico braccio destro di Fabio Capello per anni — e non un allenatore in senso stretto.
Una presa di posizione che farà discutere.
Il calcio italiano che non convince
Mazzola ha poi allargato lo sguardo al calcio italiano in generale, e il quadro che ha dipinto non è roseo. «Abbiamo perso due Mondiali consecutivi, siamo fuori dal ranking dei primi dieci paesi per qualità del gioco espresso. Qualcosa si è rotto». Secondo l’ex interista, il problema è strutturale: i vivai producono meno talenti rispetto agli anni Ottanta e Novanta, e la Serie A fatica ad attirare i migliori giocatori stranieri. Yet il problema, insiste, parte da lontano. «Si è smesso di investire sui settori giovanili. I soldi vanno tutti sui procuratori e sui cartellini degli stranieri».
Un dirigente federale, interpellato a margine di un evento a Milano, ha risposto in modo vago: «Stiamo lavorando a un piano di rilancio dei vivai che vedrà risultati concreti entro il 2027».
Cosa succederà adesso
So la domanda resta aperta: riuscirà il calcio italiano a ritrovare quella identità che sembrava consolidata con l’Europeo vinto nel 2021? Mazzola è scettico. But non ha ancora perso la speranza. «Abbiamo il talento, ci manca solo il coraggio di usarlo davvero».
