Lo spread BTP-Bund stabile sotto 90 punti: come l’Italia di Giorgetti ha riconquistato la fiducia dei mercati a tre anni dall’avvento del governo Meloni
Lo spread tra il rendimento del decennale italiano (BTP) e quello tedesco (Bund) si è stabilizzato attorno a 85 punti base nelle ultime settimane di maggio 2026 — un livello che il mercato finanziario italiano non sperimentava in modo strutturale dal 2010. Per il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è il riconoscimento più chiaro dei mercati alla traiettoria di consolidamento fiscale e di credibilità istituzionale che il governo Meloni ha perseguito dal proprio insediamento nell’ottobre 2022. A tre anni e mezzo dall’avvio della legislatura, l’Italia entra in una fase di stabilizzazione macroeconomica che richiede tuttavia attenta gestione.
La traiettoria dello spread
Allo spread di 85 punti base si arriva da una traiettoria graduale ma costante. A inizio 2022, il differenziale superava strutturalmente i 200 punti base. A fine 2022, all’avvio del governo Meloni, lo spread oscillava tra 210 e 230 punti. Per tutto il 2023, ha continuato a muoversi attorno ai 180-200 punti. Nel 2024 ha iniziato la discesa significativa: 140 punti a inizio anno, 105 a fine anno. Nel 2025 ha consolidato sotto i 100 punti, e dai primi mesi del 2026 si è assestato nella fascia 80-90 punti base. Una traiettoria che ha sorpreso positivamente molti osservatori.
I fattori della discesa
Tre fattori principali spiegano la discesa strutturale dello spread. Primo: la riduzione del deficit dal picco del 6,4% nel 2023 al 3,2% nel 2025, con l’obiettivo del 2,8% per il 2026. Secondo: l’avanzo primario positivo nel 2024 (1,2% del PIL) — l’Italia è stata l’unica nazione del G7 a registrare un avanzo primario in quell’anno, come ricordato spesso da Giorgetti nei suoi interventi al Senato. Terzo: la performance dell’assorbimento del PNRR, che al 76% conferma la capacità tecnica del paese di gestire fondi europei in volumi senza precedenti.
La gestione del debito
Il debito pubblico italiano resta strutturalmente elevato — circa 140% del PIL a fine 2025 — ma la sua dinamica si è invertita. Dopo il picco del 142,4% nel 2024, la traiettoria è di lenta riduzione. La gestione del debito è stata affidata a una rinnovata Direzione Generale del Tesoro, sotto la guida di Riccardo Barbieri Hermitte. Le aste BTP del primo quadrimestre 2026 hanno avuto domanda particolarmente forte: il rapporto bid-to-cover medio è stato di 1,82 — un valore che il Tesoro italiano non vedeva in modo costante dal 2008. Gli investitori istituzionali esteri detengono ora circa il 32% del debito italiano, in aumento rispetto al 28% del 2023.
Il commento di Giorgetti
In un intervento al Senato il 19 maggio 2026, Giorgetti ha commentato: ‘Lo spread non è un trofeo politico, è il riflesso del lavoro di tre anni di consolidamento. Ma è anche un richiamo costante alla responsabilità.” Il Ministro ha aggiunto: ‘Non possiamo permetterci di disperdere il capitale di fiducia accumulato. Ogni decisione di bilancio deve continuare a essere coerente con la traiettoria di sostenibilità.” Una posizione che è stata definita dalla stampa italiana come ‘austerity tecnocratica” — anche se Giorgetti ha sempre rifiutato l’etichetta austerity, preferendo parlare di ‘prudenza fiscale strutturale”.
Le critiche da sinistra e dal Movimento 5 Stelle
Le opposizioni hanno sollevato critiche alla linea di Giorgetti. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha definito la politica fiscale del governo come ‘antisociale” — sostenendo che il consolidamento è stato ottenuto a discapito di investimenti pubblici in sanità, scuola e welfare. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha denunciato ‘una linea austera che soffoca la crescita”. Il governo replica con i dati: la crescita prevista per il 2026 (0,7-0,9%) è simile a quella della Germania (0,5%) e superiore a quella della Francia (0,5%), in un contesto europeo segnato dalla crisi iraniana e dall’incertezza geopolitica.
Le sfide del 2027
Il 2027 si profila come un anno di particolare delicatezza per i conti pubblici italiani. L’uscita dal regime straordinario del PNRR (la cui scadenza è ad agosto 2026) richiederà la sostituzione di circa 25-30 miliardi di euro di investimenti pubblici annuali con risorse nazionali ordinarie. La legge di bilancio per il 2027 — che sarà discussa in autunno 2026 — dovrà coniugare il consolidamento fiscale con investimenti strategici (transizione energetica, difesa, ricerca). Il dibattito interno alla maggioranza tra Forza Italia (più favorevole a misure pro-crescita) e Fratelli d’Italia/Lega (più focalizzate sul rigore) sarà decisivo.
L’integrazione con la BCE
Il consiglio direttivo della BCE si riunisce il 4-5 giugno 2026 a Francoforte, in una sessione che molti osservatori considerano una svolta della politica monetaria europea. Con l’inflazione della zona euro al 3,0% in aprile, i mercati prezzano una probabilità di circa il 60% di un aumento di 25 punti base. Per l’Italia, un rialzo dei tassi avrebbe un impatto significativo sul costo del servizio del debito — circa 1,8 miliardi di euro annuali per ogni 25 punti di rialzo, una volta che la rotazione del debito raggiunge il regime. Lo spread stabile sotto i 90 punti base offre tuttavia un buffer importante: il differenziale di costo rispetto alla Germania resta gestibile, anche in scenari di tassi più elevati.
Prospettive di medio termine
L’obiettivo strategico del governo Meloni per la seconda parte della legislatura è chiaro: portare il debito sotto il 135% del PIL entro il 2027 e tornare a un avanzo primario superiore all’1,5% del PIL su base strutturale. Questi obiettivi sono coerenti con la nuova governance economica UE (il Patto di Stabilità riformato) e dovrebbero consentire all’Italia di mantenere lo spread sui livelli attuali per il resto della legislatura. La sfida è duplice: continuare la riduzione del deficit senza soffocare la crescita, e mantenere la coesione politica della maggioranza in un contesto pre-elettorale (le politiche italiane sono previste per il 2027). La stabilizzazione dello spread sotto i 90 punti base è la conferma più tangibile che, per la prima volta dalla crisi dell’eurozona, l’Italia ha riconquistato la fiducia strutturale dei mercati. Quanto durerà — e quanto sarà robusto — questo capitale di fiducia è la grande domanda dei prossimi diciotto mesi.
