Barista violentata in cantina dal titolare: arrestato a Milano

Una giovane barista di 24 anni è stata violentata dal titolare del locale dove lavorava, trascinata in una cantina durante il turno di lavoro con una minaccia agghiacciante: «O accetti o ti faccio licenziare da mia moglie». L’uomo, 51 anni, è stato arrestato dalla polizia di Milano nella mattinata di martedì dopo la denuncia presentata dalla vittima.

La vicenda emerge con tutti i suoi dettagli inquietanti dalle carte del procedimento aperto dalla Procura di Milano. La ragazza lavorava nel bar da circa sei mesi, assunta attraverso la moglie dell’uomo, che è la vera proprietaria dell’esercizio commerciale situato in zona Navigli. E proprio questo rapporto lavorativo era diventato lo strumento del ricatto.

La dinamica degli abusi e la denuncia

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della squadra mobile, gli episodi di violenza si sarebbero verificati almeno tre volte nell’arco di due mesi, sempre durante l’orario di lavoro, quando il locale era temporaneamente chiuso al pubblico. L’uomo avrebbe approfittato di quei momenti per portare la dipendente nella cantina del locale, sotto il pavimento del bar.

La giovane, di origine campana e residente a Milano da due anni, ha trovato il coraggio di andare in questura il 14 marzo scorso, accompagnata da un’amica. Ha portato con sé alcuni messaggi salvati sul telefono, conversazioni che secondo gli inquirenti costituiscono elementi significativi a supporto della sua versione dei fatti. La polizia ha sequestrato i dispositivi elettronici dell’indagato e acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona.

L’uomo è stato fermato martedì mattina mentre apriva il bar, intorno alle 6.30. Non ha opposto resistenza.

Il quadro legale e le reazioni

L’arrestato è accusato di violenza sessuale aggravata e stalking. Il gip ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere. Il suo legale, contattato nel pomeriggio, ha dichiarato che «il mio assistito si proclama innocente e confida nella giustizia per chiarire la propria posizione». La moglie, che non risulta indagata, avrebbe appreso dei fatti solo al momento dell’arresto del marito.

Il caso ha riacceso il dibattito sul ricatto occupazionale come strumento di violenza di genere nei luoghi di lavoro.

«Questi episodi dimostrano quanto sia ancora diffusa la cultura del silenzio nelle piccole realtà lavorative», ha dichiarato la responsabile dello sportello antiviolenza del Comune di Milano, Carla Ferretti. «Le vittime spesso non denunciano per paura di perdere il lavoro o di non essere credute. Questa ragazza ha avuto un coraggio enorme».

La vittima è attualmente seguita da una psicologa e ha trovato supporto nell’associazione Cerchio delle relazioni, che opera sul territorio milanese da oltre dodici anni.

Ora il fascicolo è nelle mani del pubblico ministero titolare dell’inchiesta. Le prossime settimane saranno decisive per capire se emergeranno altri episodi o altre possibili vittime. Gli inquirenti non escludono di allargare le indagini.

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