Attacco Usa all’Iran: colpiti i lanciatori di missili sull’isola di Larak
Gli Stati Uniti hanno colpito lanciatori di missili iraniani sull’isola di Larak, nel Golfo Persico. È quanto riporta Axios, citando fonti dell’intelligence americana, in quello che si configura come uno degli interventi militari diretti più significativi degli ultimi anni contro le infrastrutture belliche dei Pasdaran.
Cosa stava succedendo sull’isola di Larak
L’isola di Larak si trova all’imbocco dello stretto di Hormuz, uno dei punti di transito più strategici al mondo per il petrolio. Ogni giorno attraverso quello stretto passano circa 17 milioni di barili di greggio. Bloccare o minacciare quella rotta significa mettere in ginocchio i mercati energetici globali. E i Guardiani della Rivoluzione lo sapevano bene.
Secondo le informazioni raccolte da Axios, i Pasdaran stavano posizionando sistemi missilistici proprio con l’obiettivo di prendere di mira naviglio commerciale e militare in transito. Un’operazione che Washington ha deciso di interrompere sul nascere.
L’attacco americano: tempi e modalità
I dettagli operativi restano parziali. Ma le fonti citate dal sito americano parlano di un’azione mirata, condotta per neutralizzare i lanciatori prima che potessero essere operativi. Non è ancora chiaro se l’attacco sia stato portato da aerei, missili da crociera o droni. Washington non ha rilasciato conferme ufficiali immediate.
Un funzionario americano, parlando in forma anonima, ha dichiarato che «la priorità era impedire un’escalation che avrebbe potuto coinvolgere il traffico marittimo internazionale e i partner regionali».
Ancora non si sa quanti lanciatori siano stati distrutti e se ci siano state vittime tra i militari iraniani presenti sull’isola.
La reazione di Teheran e il contesto regionale
L’Iran non ha confermato né smentito l’accaduto nelle prime ore dopo la diffusione della notizia. Ma il silenzio di Teheran, in questi casi, è spesso eloquente quanto una dichiarazione.
Lo stretto di Hormuz è da anni al centro delle tensioni tra Washington e Teheran. Nel 2019 l’Iran aveva già sequestrato petroliere e abbattuto un drone americano in quella zona. La storia si ripete, con intensità crescente.
Il raid arriva in un momento in cui le relazioni tra i due paesi sono ai minimi storici, con i negoziati sul nucleare in stallo e le sanzioni americane ancora pienamente operative.
Cosa succede adesso
La comunità internazionale segue la situazione con apprensione. Qualsiasi risposta iraniana — che si tratti di un attacco missilistico, di un’operazione navale o di un’azione proxy attraverso le milizie alleate — potrebbe innescare una spirale difficile da controllare.
I mercati petroliferi hanno già iniziato a reagire. Il prezzo del Brent ha segnato un rialzo nelle prime contrattazioni dopo la diffusione della notizia da parte di Axios.
Washington dovrà decidere nelle prossime ore quanto essere trasparente su questa operazione. E Teheran dovrà scegliere se rispondere, e come.
