Iran-Usa, finito il primo round di colloqui: mediatori ottimisti
Il primo round di colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti si è concluso sabato a Muscat, in Oman, con i mediatori pakistani e qatarini che parlano di un’atmosfera «costruttiva e positiva». Non è ancora un accordo, ma è qualcosa di più di un semplice incontro di cortesia.
I negoziati, durati circa sei ore complessivamente, si sono svolti in due sessioni separate. Le delegazioni non si sono mai sedute allo stesso tavolo — il formato resta indiretto, con gli emissari di Doha e Islamabad a fare la spola tra le due parti. Ma il fatto stesso che si sia arrivati a questo punto è già, per molti osservatori, un risultato.
Cosa si è discusso
Al centro dei colloqui ci sono le ambizioni nucleari di Teheran e le sanzioni economiche imposte da Washington. L’Iran ha ribadito il suo diritto all’arricchimento dell’uranio per scopi civili. Gli americani, invece, continuano a chiedere garanzie verificabili e concrete sul programma nucleare. Sono posizioni lontane, ma non incompatibili — almeno in linea teorica.
Un funzionario vicino alle trattative ha dichiarato che «entrambe le parti hanno mostrato volontà di continuare il dialogo», senza tuttavia sbilanciarsi su tempi o contenuti di un eventuale nuovo incontro.
Il ruolo di Pakistan e Qatar
Pakistan e Qatar stanno giocando una partita diplomatica delicata. Islamabad ha storici legami con Teheran, pur mantenendo rapporti complessi. Doha, invece, è da anni un interlocutore privilegiato degli Stati Uniti nella regione e ha già ospitato negoziati simili in passato. Questa combinazione di mediatori non è casuale: serve a garantire che nessuna delle due parti si senta accerchiata.
Il Qatar ha messo a disposizione un canale diplomatico già collaudato. Il Pakistan ci ha aggiunto credibilità regionale. Insieme, sembrano aver convinto entrambe le delegazioni a restare al tavolo — o, meglio, ai tavoli separati.
Le reazioni internazionali
Israele ha osservato i colloqui con evidente diffidenza. Tel Aviv ha già fatto sapere, attraverso fonti governative, che non si sentirà vincolata da nessun accordo che non smantelli completamente le capacità nucleari iraniane. Un’ipoteca pesante su qualsiasi intesa futura.
L’Europa, nel frattempo, ha espresso «cauto ottimismo». Francia, Germania e Regno Unito — i cosiddetti E3 — seguono la situazione da vicino, consapevoli che un’escalation nucleare nella regione avrebbe conseguenze difficilmente gestibili anche per i mercati energetici globali.
Il secondo round di colloqui potrebbe tenersi già nelle prossime due settimane, sempre in Oman. Niente è garantito, ovviamente. Ma dopo mesi di tensioni crescenti, missili e minacce incrociate, anche solo il fatto di parlare — indirettamente, prudentemente — rappresenta un passo che in pochi si aspettavano così presto.
