Sciopero dell’orale di maturità: Linda Conchetto e la protesta che ha fatto storia
La studentessa che disse no all’esame orale
Era il giugno del 2023 quando Linda Conchetto, studentessa veneta di 19 anni, decise di fare qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima: rifiutarsi di sostenere l’orale dell’esame di maturità come forma di protesta contro il sistema scolastico. Un gesto simbolico, radicale, che in poche ore rimbalzò su tutti i giornali e accese un dibattito nazionale sulla scuola italiana. Oggi, a distanza di oltre un anno, Linda non ha rimpianti.
«Rifarei tutto», dice con una chiarezza disarmante. «Volevamo mandare un segnale, far capire che qualcosa non funzionava. E in parte ci siamo riusciti, anche se la risposta delle istituzioni è andata nella direzione opposta a quella che speravamo.»
Cosa volevano dimostrare
La protesta non era improvvisata. Linda e un gruppo di studenti avevano discusso a lungo le modalità di una contestazione che fosse visibile ma non violenta. L’idea dello «sciopero dell’orale» nacque da settimane di confronto, di assemblee, di frustrazioni accumulate. Troppa pressione. Troppa nozionistica. Un sistema che premia la memorizzazione e punisce il pensiero critico.
«Non eravamo contro i professori», tiene a precisare. «Eravamo contro una struttura che schiaccia gli studenti invece di formarli.»
E i numeri, in qualche modo, le danno ragione. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, nel 2023 oltre il 60% degli studenti ha dichiarato di aver vissuto l’esame di maturità come un’esperienza prevalentemente ansiogena, non formativa. Un dato che non sorprende chi lavora ogni giorno nelle scuole.
La risposta delle istituzioni: più controllo, non meno
Ma anziché aprire una riflessione seria, la reazione del sistema scolastico è stata, secondo Linda, punitiva. Circolari più rigide, sorveglianza rafforzata durante le prove, e in alcuni istituti del Veneto la segnalazione nominativa degli studenti ritenuti «a rischio» di comportamenti analoghi. Una risposta che, come lei stessa ammette, l’ha delusa ma non stupita.
«Se protesti e ti rispondono con più repressione, vuol dire che hai toccato un nervo scoperto.»
Un funzionario del provveditorato regionale, raggiunto telefonicamente, ha preferito non commentare il caso specifico, limitandosi a dire che «le istituzioni scolastiche sono tenute a garantire il regolare svolgimento degli esami nel rispetto di tutti gli studenti».
Cosa resta, un anno dopo
Linda oggi frequenta l’università a Padova, corso di Scienze della Comunicazione. Ha smesso di fare la rivoluzione nei corridoi della scuola, ma non ha smesso di fare domande scomode.
La sua storia ha aperto una crepa.
Che quella crepa diventi o meno qualcosa di più dipenderà da quanti altri studenti, e quanti insegnanti, avranno il coraggio di guardarci dentro. Il dibattito sulla riforma dell’esame di maturità è ancora aperto, con almeno tre proposte di modifica attualmente in discussione al Parlamento. Linda lo sa. E aspetta.
