Medici di famiglia, riforma ritirata: scoppia il caso Bertolaso
Il Ministero della Salute ha ritirato la riforma sui medici di famiglia, scatenando la reazione furiosa di Guido Bertolaso. L’assessore al Welfare della Regione Lombardia non ha usato mezzi termini: “Una vicenda avvilente che dimostra l’incapacità di portare avanti un progetto necessario per il Paese.”
La decisione è arrivata dopo settimane di tensioni tra governo centrale e Regioni. Il provvedimento avrebbe dovuto riorganizzare la medicina territoriale, introducendo nuovi parametri per l’assistenza ai pazienti e ridefinendo il rapporto tra medici di base e sistema sanitario nazionale.
Le ragioni del passo indietro
Secondo fonti ministeriali, il ritiro della riforma sarebbe legato alle forti pressioni dei sindacati medici e all’opposizione di diverse Regioni che temevano un’eccessiva centralizzazione. Ma c’è chi parla di una mancanza di coraggio politico nel portare avanti cambiamenti strutturali necessari da anni.
Il testo prevedeva l’innalzamento del tetto massimo di pazienti per medico da 1.500 a 1.800 assistiti, una misura che aveva fatto insorgere i professionisti del settore. Inoltre, si introducevano criteri più stringenti per l’apertura di nuovi studi e meccanismi di valutazione della performance basati su indicatori di qualità.
La rabbia di Bertolaso e delle Regioni
“Non possiamo continuare così”, ha tuonato Bertolaso in una nota ufficiale. “La medicina territoriale ha bisogno di una riforma seria, non di continui rinvii. Questa vicenda è avvilente per tutti coloro che credono nella necessità di un cambiamento.”
L’assessore lombardo ha ricordato come la sua Regione avesse già avviato sperimentazioni autonome per migliorare l’assistenza di base, investendo oltre 200 milioni di euro in nuove case di comunità. Ora teme che senza una cornice nazionale condivisa, si crei un patchwork di sistemi regionali diversi.
Cosa succede adesso
Il Ministero ha fatto sapere che si aprirà una nuova fase di consultazioni con tutte le parti coinvolte. L’obiettivo è trovare un punto d’incontro entro fine anno, ma l’ottimismo è scarso. I medici di famiglia, intanto, tirano un sospiro di sollievo, mentre i cittadini restano in attesa di risposte concrete sui tempi di attesa e sulla carenza di professionisti che affligge molte aree del Paese.
La questione si intreccia con il tema più ampio della sanità pubblica. Con oltre 1,2 milioni di italiani senza medico di base e liste d’attesa sempre più lunghe, il tempo per interventi strutturali stringe. Yet il governo sembra ancora una volta aver scelto la via più comoda: rimandare.
