Debito pubblico, il silenzio che pesa sui conti italiani

Il debito pubblico italiano è sparito dal dibattito politico, ma i suoi interessi costano circa 70 miliardi di euro all’anno. Lo scrive il lettore Vincenzo Barlotti al Corriere, sottolineando che una buona parte dei sacrifici fatti dagli italiani viene sprecata per pagare interessi a tempo indeterminato. Eppure, osserva, l’evasione fiscale nazionale è stimata in circa 100 miliardi di euro annui. Ma è possibile che non si riesca a trovare un sistema per far pagare le tasse a tutti? O forse manca la volontà?

Un tempo si parlava solo di debito pubblico e spread, i governi cadevano e si formavano in nome dell’emergenza debito, con piani di riduzione e spending review. Poi l’ascesa dei partiti populisti, contrari al rigore «imposto dall’Europa», ha fatto sparire la questione. La pandemia ha spostato l’attenzione sulle misure di sostegno, con decisioni a volte micidiali per i conti pubblici. Ancora oggi il ministro Giorgetti grida al rischio bancarotta per gli effetti del Superbonus, ma pochi lo ascoltano, anche nella sua maggioranza.

Ridurre il debito è una necessità per noi stessi, non perché ce lo chieda qualcuno. Altrimenti rischiamo di goderci lo scialo delle spese e lasciare l’onere ai nostri figli. Come politici e come cittadini, non è un granché.

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